Meta vola a Wall Street con Muse: l’AI riporta il titolo verso i massimi e apre la sfida dei nuovi ricavi

Meta torna a correre a Wall Street e questa volta gli investitori sembrano vedere nell’intelligenza artificiale non soltanto una gigantesca voce di spesa, ma una possibile nuova fonte di ricavi. Le azioni della società di Mark Zuckerberg hanno guadagnato circa il 4,5% giovedì 24 settembre, dopo il balzo superiore all’11% registrato lunedì, spingendosi nell’area dei 778 dollari. Al centro dell’entusiasmo c’è Muse, il nuovo agente personale di intelligenza artificiale che Meta vuole trasformare in una piattaforma capace di andare oltre il tradizionale business pubblicitario.

Il rally riporta Meta verso i massimi

La corsa di settembre ha cancellato buona parte delle perdite accumulate nei mesi precedenti. Il rialzo di lunedì è stato il maggiore per il titolo dall’aprile 2025 e ha aggiunto circa 192 miliardi di dollari alla capitalizzazione in una sola seduta. Il mercato sta premiando soprattutto la rapidità con cui Muse ha conquistato attenzione e download, arrivando ai vertici dell’App Store americano pochi giorni dopo il debutto. Sul rialzo di giovedì hanno inciso anche nuove revisioni al rialzo dei target price degli analisti, tra cui quella di Evercore.

Muse prova ad aprire una strada oltre la pubblicità

Lanciato negli Stati Uniti l’8 settembre, Muse non è un semplice chatbot: può navigare sul web ed eseguire azioni per conto dell’utente, dalla prenotazione di un viaggio all’invio di una mail, fino alla compilazione di moduli e agli acquisti online. Meta lo offre gratuitamente entro determinati limiti, affiancando piani a pagamento per gli utenti più intensivi. Secondo MarketWatch e Wall Street Journal, le fasce premium arrivano a 20 e 100 dollari al mese. Meta indica oggi il servizio disponibile negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.

Una scommessa da 145 miliardi

Il cambio di umore degli investitori è significativo perché arriva dopo mesi di dubbi sull’enorme conto dell’AI. Meta prevede per il 2026 investimenti in conto capitale compresi tra 130 e 145 miliardi di dollari, destinati soprattutto all’infrastruttura necessaria per modelli, data center e capacità di calcolo. Nel secondo trimestre i ricavi sono saliti del 28% a 60,8 miliardi, ma il free cash flow si è ridotto a 784 milioni. La sfida è dimostrare che gli investimenti nell’intelligenza artificiale possano produrre nuovi flussi di cassa e non soltanto sostenere il business esistente.

Il vero test è la monetizzazione

Per Meta la posta in gioco è particolarmente alta. Nel secondo trimestre la pubblicità ha generato 59,4 miliardi dei 60,8 miliardi di ricavi complessivi, circa il 97,6% del totale: una dipendenza che spiega l’interesse del mercato per qualsiasi attività capace di diversificare le entrate. Muse potrebbe diventare uno di questi pilastri, insieme ai servizi per sviluppatori e ai dispositivi AI. Al Connect 2026 Meta ha annunciato inoltre l’arrivo dell’agente sui suoi occhiali intelligenti, ampliando ulteriormente l’ecosistema intorno al nuovo prodotto.

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