Banche, gli italiani restano fedeli ma moltiplicano i conti: le fintech conquistano i clienti sui servizi digitali

Gli italiani restano legati alla propria banca, ma sempre meno in modo esclusivo. La nuova indagine di Altroconsumo, costruita su quasi 30 mila correntisti, fotografa un rapporto fatto di abitudine, fiducia e crescente frammentazione dei servizi: il 72% degli intervistati è cliente dello stesso istituto da oltre dieci anni e il 49% da più di venti, ma circa la metà possiede anche un secondo conto. Il risultato è un mercato in cui la banca “principale” conserva il rapporto storico, mentre fintech e operatori digitali conquistano spazio sulle esigenze più specifiche. 

La fedeltà resta fortissima

Il dato più netto riguarda la durata del rapporto con l’istituto principale: quasi tre clienti su quattro non cambiano banca da almeno un decennio. A pesare sono la gestione quotidiana del conto, l’accredito di stipendio o pensione e i numerosi servizi collegati, che rendono il passaggio a un altro intermediario percepito come più complesso. Questa inerzia bancaria convive però con un mercato sempre più concentrato, dove fusioni e acquisizioni possono ridurre il numero di alternative disponibili e comprimere la pressione competitiva.

Il secondo conto diventa la vera alternativa

Più che abbandonare la banca storica, molti correntisti preferiscono affiancarle un altro operatore. Il 50% degli intervistati dichiara infatti di avere un secondo conto, spesso aperto per ottenere un mutuo, un prestito, un servizio di investimento o condizioni specifiche non offerte dalla banca principale. Per circa il 30% del campione, la motivazione è proprio l’accesso a un determinato prodotto finanziario. Si consolida così un modello di relazione “a più banche”, con funzioni diverse affidate a soggetti diversi. 

Fineco, Revolut e le digitali davanti

La graduatoria di soddisfazione premia soprattutto gli operatori che hanno costruito l’esperienza del cliente attorno a home banking e app. Fineco guida con 89 punti su 100, seguita da Banca Popolare Etica e Revolut a 88 e da Illimity Banca Ifis a 87. Banca Sella arriva a 85. I criteri considerati comprendono trasparenza, costi e commissioni, assistenza, varietà dei servizi, velocità delle operazioni e qualità dei canali digitali.

I grandi gruppi restano indietro sulla soddisfazione

Le banche tradizionali di maggiori dimensioni raccolgono giudizi più moderati. Banco Bpm e Monte dei Paschi ottengono 69 punti, mentre Intesa Sanpaolo, UniCredit e BancoPosta si fermano a 66; Bper scende a 57, con un punteggio di 43 sulla voce costi e commissioni. Il confronto non misura la solidità patrimoniale degli istituti, ma il livello di soddisfazione espresso dai clienti. Altroconsumo rileva inoltre che i servizi digitali rappresentano mediamente uno degli aspetti più apprezzati, mentre il ricorso allo sportello tende a diventare più costoso.

Il conto corrente diventa un ecosistema

Il quadro che emerge è quello di un settore in cui la fedeltà non coincide più con l’esclusività. Il cliente mantiene la banca storica per i pagamenti ordinari, ma cerca altrove servizi più convenienti, piattaforme di investimento, prestiti o strumenti digitali. È una trasformazione importante anche per gli istituti tradizionali: la concorrenza non si gioca più soltanto sul conto corrente, ma sulla capacità di offrire un’esperienza semplice, veloce e trasparente. E proprio su questo terreno le fintech sembrano avere oggi un vantaggio percepito dai clienti.

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