Il costo del debito italiano torna a salire con decisione. Nell’asta del 29 settembre il Tesoro ha collocato Btp a cinque e dieci anni con rendimenti ai livelli più elevati degli ultimi tre anni, in un contesto segnato dal rialzo generalizzato dei tassi obbligazionari internazionali. Il quinquennale è stato assegnato al 4,08%, mentre il decennale ha raggiunto il 4,58%: valori che non si vedevano dall’ottobre 2023.
Il quinquennale balza di 63 punti base
Nel dettaglio, il Tesoro ha collocato 3,5 miliardi di euro del Btp con scadenza febbraio 2032 e cedola del 3,95%. Il rendimento di aggiudicazione è salito al 4,08%, con un incremento di 63 punti base rispetto all’asta precedente. La domanda ha sfiorato 5,4 miliardi, portando il rapporto di copertura a 1,54, segnale di un interesse ancora solido nonostante il sensibile aumento del rendimento richiesto dagli investitori.
Il decennale sale al 4,58%
Pressione anche sulla scadenza più lunga. Il Btp decennale, con cedola al 4% e rimborso nell’ottobre 2036, è stato assegnato per 3 miliardi di euro con un rendimento del 4,58%, in aumento di 49 punti base. Le richieste hanno raggiunto quasi 4,7 miliardi, con un rapporto di copertura pari a 1,56. Il prezzo di aggiudicazione si è attestato a 95,76, sotto la pari, riflettendo l’aumento dei rendimenti richiesto dal mercato.
Otto miliardi collocati, domanda ancora robusta
Nel complesso il ministero dell’Economia ha raccolto 8 miliardi di euro. Oltre ai due Btp, sono stati collocati 1,5 miliardi di CCTeu con scadenza aprile 2036 e rendimento lordo del 3,38%. Anche in questo caso la domanda è risultata superiore all’offerta, con richieste oltre 2,6 miliardi e un rapporto di copertura di 1,75. Il collocamento è stato quindi integralmente assorbito dal mercato, pur a condizioni più onerose per il Tesoro.
Il rialzo globale dei rendimenti pesa sul Tesoro
Il movimento non riguarda soltanto l’Italia. Nelle ultime settimane i mercati obbligazionari internazionali hanno registrato un generale aumento dei rendimenti, con gli investitori che chiedono un premio maggiore sulle scadenze medio-lunghe. È in questo scenario che i Btp tornano sui livelli del 2023: un rialzo che rende i titoli più remunerativi per chi compra, ma al tempo stesso aumenta progressivamente il costo di rifinanziamento dello Stato sulle nuove emissioni.

