“Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti potrebbero portare volatilità nel breve termine, ma anche nuove opportunità di investimento”. L’approfondimento a cura di Luca Bindelli, responsabile della strategia d’Investimento di Lombard Odier.
“La nostra view di fondo sulle elezioni di metà mandato statunitensi del 2026 è che esse siano destinate a restringere il mandato di governo dell’amministrazione, piuttosto che a modificare radicalmente la direzione della politica economica. Il passaggio dalla precedente maggioranza repubblicana a una maggioranza democratica alla Camera rappresenta il nostro scenario di base, mentre il controllo del Senato è diventato più contendibile.
Ci aspettiamo quindi una qualche forma di governo diviso, che limiterebbe lo spazio per nuove importanti misure fiscali o di spesa, lasciando al contempo la politica commerciale ed estera in larga parte sotto il controllo esecutivo del presidente. La politica fiscale resterebbe sul percorso attuale, passando nei prossimi trimestri da un sostegno significativo alla crescita a un modesto fattore di freno.
Sebbene le elezioni possano generare volatilità, la conseguenza più duratura per gli investimenti sarà probabilmente una riduzione dell’incertezza legislativa una volta concluso il voto. Per gli asset finanziari, l’andamento dell’inflazione, la politica monetaria, la solidità dell’economia statunitense e gli utili societari resteranno più importanti del risultato elettorale. Tuttavia, a parità di altre condizioni, un governo diviso dopo le elezioni di metà mandato ha spesso segnato l’inizio di un periodo di tre mesi più favorevole per i titoli di Stato, le obbligazioni societarie di alta qualità e le azioni.

I titoli di Stato tendono a beneficiarne
Storicamente, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno rappresentato un punto di svolta favorevole per il reddito fisso. In media, nei tre mesi successivi alle elezioni i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono diminuiti di circa 20-25 punti base (pb), mentre quelli a due anni di circa 10 pb (si veda il grafico 1). Questa volta, un percorso fiscale più prevedibile in presenza di un governo diviso e un modesto freno fiscale dovrebbero attenuare la pressione al rialzo sui rendimenti a più lunga scadenza. Una parte del premio per il rischio politico e fiscale incorporato nelle scadenze obbligazionarie più lunghe potrebbe ridursi, mentre i rendimenti a breve termine resterebbero più strettamente legati alla politica monetaria.
Anche i rendimenti dei Bund tedeschi hanno avuto la tendenza a diminuire dopo le elezioni di metà mandato statunitensi, sebbene meno dei Treasury. Ciò suggerisce che i rally obbligazionari osservati storicamente riflettano in parte una più ampia riduzione dell’incertezza macroeconomica e di politica economica. I titoli di Stato globali potrebbero quindi beneficiarne, con la maggiore sensibilità nel mercato statunitense.
Ciò non implica un rally obbligazionario rapido o ininterrotto dopo le elezioni. I dazi restano nell’ambito dell’autorità esecutiva dell’amministrazione e, insieme ai rischi geopolitici e legati al prezzo del petrolio, potrebbero mantenere elevata l’incertezza sull’inflazione, compensando in parte i benefici della disciplina fiscale. Shutdown governativi o dispute sul finanziamento potrebbero inoltre aumentare temporaneamente la volatilità e i rendimenti a lunga scadenza.
Continuiamo tuttavia a prevedere un progressivo trend di disinflazione negli Stati Uniti. Pur aspettandoci un ulteriore rialzo del tasso di riferimento da parte della Federal Reserve quest’anno, non riteniamo che si concretizzeranno le attuali aspettative di mercato di quasi altri tre rialzi da 25 pb nel 2027. Riteniamo pertanto che gli attuali elevati rendimenti dei titoli di Stato USA offrano una buona remunerazione del rischio e continuiamo a privilegiare i Treasury con scadenza compresa tra 5 e 7 anni.

Anche i mercati delle obbligazioni societarie hanno storicamente registrato buone performance dopo le elezioni di metà mandato. Gli spread investment grade – ovvero il rendimento aggiuntivo offerto rispetto ai titoli di Stato – si sono generalmente ridotti in modo progressivo, mentre gli spread high yield hanno mostrato una compressione più marcata (si veda il grafico 2). La discesa dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe sostenere i rendimenti totali, mentre la riduzione dell’incertezza elettorale potrebbe incoraggiare gli investitori a riallocare la liquidità e a ricostruire l’esposizione al rischio. Un governo diviso potrebbe inoltre rassicurare gli investitori obbligazionari societari, limitando bruschi cambiamenti fiscali o regolamentari. Tuttavia, il modello storico non dovrebbe essere interpretato, di per sé, come un segnale di acquisto. Manteniamo una posizione neutrale sulle obbligazioni societarie, considerando gli spread già compressi, e privilegiamo esposizioni selettive, tra cui emittenti con forte free cash flow, esigenze di rifinanziamento gestibili e limitata esposizione alle pressioni sui costi legate ai dazi.
Il sollievo politico aiuta, ma gli utili restano determinanti

I mercati azionari sono stati spesso volatili prima delle elezioni di metà mandato, toccando un minimo circa un mese prima del voto e rafforzandosi successivamente (si veda il grafico 3). Anche la volatilità del mercato azionario statunitense ha teso ad aumentare prima delle elezioni, raggiungendo un picco circa un mese prima per poi diminuire (si veda il grafico 4). Oggi la volatilità è inferiore alle medie storiche delle elezioni di metà mandato, il che suggerisce che potrebbe aumentare prima di novembre. Tuttavia, i contratti futures stanno già incorporando una normalizzazione della volatilità tra tre mesi, verso livelli più vicini a quelli tipici del periodo post-elettorale.
Nel complesso, il progressivo venir meno dell’incertezza elettorale può sostenere la propensione al rischio, mentre un governo diviso ridurrebbe la probabilità di nuove misure legislative dirompenti. Nel 2026, un’eventuale debolezza legata alle elezioni avrebbe quindi maggiori probabilità di creare un’opportunità tattica che di segnalare ulteriori rischi di ribasso, a condizione che le prospettive economiche e degli utili restino solide.
Detto questo, le azioni non dovrebbero dipendere da un impulso fiscale post-elettorale. La direzione del mercato dipenderà invece dalla capacità della domanda privata, degli investimenti e degli utili di compensare il minore sostegno fiscale. Questo contesto favorisce la selettività. Le società con bilanci solidi, free cash flow consistente, margini resilienti e crescita degli utili visibile dovrebbero mantenere un premio di valutazione e sovraperformare le imprese più dipendenti dalla spesa pubblica.
Rendimenti più bassi dei Treasury sosterrebbero in generale i titoli growth, come tecnologia, servizi di comunicazione, beni di consumo discrezionali e small cap, rendendo più interessanti gli utili futuri. Tuttavia, conta il motivo della discesa dei rendimenti. Una riduzione ordinata, trainata da una minore inflazione e da una graduale normalizzazione della politica monetaria, sarebbe favorevole. I titoli industriali e le società di beni strumentali dovrebbero continuare a beneficiare degli incentivi agli investimenti già approvati, anche se l’assenza di nuove misure limita ulteriori potenziali vantaggi fiscali. Il settore sanitario potrebbe beneficiare di una minore incertezza legislativa. I finanziari hanno mostrato prospettive contrastanti in occasione di precedenti elezioni di metà mandato sfociate in un governo diviso, in un contesto di restringimento della differenza tra rendimenti a lunga e a breve scadenza. Tuttavia, una forte crescita dei prestiti e mercati dei capitali solidi potrebbero offrire sostegno questa volta. Infine, energia e difesa dovrebbero restare maggiormente influenzate dalla politica dell’esecutivo e dalla geopolitica che dal controllo del Congresso.
Le small cap statunitensi potrebbero beneficiare in misura sproporzionata di rendimenti più bassi dei Treasury a breve termine e nei portafogli manteniamo un sovrappeso sui titoli a piccola capitalizzazione a livello globale. Nel complesso, le elezioni di metà mandato dovrebbero essere considerate una potenziale fonte di volatilità nel breve periodo, ma non dovrebbero creare un ostacolo duraturo per i mercati. Oltre le elezioni, margini di profitto, crescita degli utili e tassi d’interesse resteranno i principali driver dei mercati azionari.
Dollaro neutrale, oro marginalmente più forte
Le implicazioni per il dollaro USA sono meno nette. Rendimenti più bassi dei Treasury ridurrebbero i differenziali dei tassi d’interesse rispetto ad altri Paesi, indebolendo il dollaro, in particolare nei confronti delle valute sostenute da fondamentali domestici in miglioramento. Storicamente, l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato ha teso a innescare un’inversione dei precedenti guadagni delle valute dei mercati emergenti. Tuttavia, ipotizzando che il quadro macroeconomico generale resti invariato, l’attuale contesto di crescita economica resiliente, inflazione persistente e rendimenti elevati dovrebbe continuare a favorire le valute emergenti ad alto rendimento, rendendo l’eventuale volatilità pre-elettorale una potenziale opportunità.
Sebbene un governo diviso possa aumentare l’attrito politico e riaccendere i timori di shutdown governativi, riteniamo che l’implicazione più importante sarebbe un rafforzamento dei pesi e contrappesi sulle future nomine al Board della Federal Reserve, poiché le candidature richiederebbero il sostegno di almeno alcuni senatori democratici. Ciò ridurrebbe la probabilità di politiche percepite come in grado di indebolire la credibilità monetaria e potrebbe sostenere il dollaro rispetto a valute a basso rendimento come l’euro o il franco svizzero.
Rendimenti reali più bassi dopo le elezioni sosterrebbero l’oro, mentre eventuali controversie sul processo elettorale, shutdown governativi o un’escalation geopolitica potrebbero rafforzare la domanda di strumenti di copertura del portafoglio. Inoltre, le preoccupazioni di lungo periodo sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti non scompariranno semplicemente perché la politica fiscale nel breve termine diventerà più vincolata. Riteniamo quindi che l’oro possa continuare a svolgere un ruolo utile nella diversificazione dei portafogli.
Restare investiti e privilegiare le azioni
In conclusione, la principale rilevanza delle elezioni di metà mandato statunitensi risiede nel passaggio dall’incertezza politica a una maggiore visibilità sulle politiche. La combinazione attesa di un governo diviso e di una crescita resiliente dovrebbe sostenere il reddito fisso e continuiamo a privilegiare i Treasury USA con scadenza compresa tra 5 e 7 anni. Manteniamo una posizione complessivamente neutrale sui titoli di Stato e conserviamo un sovrappeso sulle obbligazioni dei mercati emergenti denominate in dollari USA, che offrono rendimenti comparabili più elevati e spread stabili rispetto al debito sovrano statunitense.
Sul fronte azionario, la volatilità dovrebbe lasciare spazio a ulteriori rialzi, sostenuti da un contesto di utili solidi e resilienti. Manteniamo un sovrappeso sulle azioni globali, con una preferenza per mercati emergenti, Giappone e titoli a piccola capitalizzazione”.

