Bond globali ancora sotto pressione, l’Asia segue i Treasury: petrolio e inflazione spingono il dollaro

L’avvio del nuovo trimestre non porta tregua ai mercati obbligazionari. In Asia i titoli di Stato seguono il movimento ribassista dei Treasury americani, mentre il dollaro si rafforza e il petrolio resta su livelli elevati, mantenendo alta l’attenzione degli investitori sul rischio di una nuova fiammata dell’inflazione globale. Il risultato è un mercato più nervoso, nel quale il costo del denaro torna al centro delle strategie dopo un trimestre particolarmente difficile per il reddito fisso.

I rendimenti Usa trascinano l’Asia

Il movimento parte ancora una volta dagli Stati Uniti. Il rendimento del Treasury decennale è salito durante la seduta americana fino al 5,30%, mentre quello trentennale ha aggiornato i massimi dal 2002. Australia e Nuova Zelanda hanno seguito la stessa direzione, con vendite sui titoli governativi e conseguente aumento dei rendimenti. Il mercato obbligazionario globale ha appena archiviato il peggior trimestre dal 2024, segnale di quanto la combinazione tra tassi elevati e incertezza macroeconomica stia modificando rapidamente le valutazioni degli investitori.

Il petrolio riaccende il rischio inflazione

A pesare è soprattutto il ritorno del fattore energia. Il greggio americano viaggia intorno ai 90 dollari al barile, mentre nelle ultime settimane il Brent ha superato quota 100 dollari, riportando in primo piano il rischio che il rincaro delle materie prime rallenti la discesa dei prezzi al consumo. Per le banche centrali significa uno spazio di manovra più ristretto: una nuova pressione sui costi energetici potrebbe rendere più difficile anticipare un allentamento monetario e mantenere i rendimenti obbligazionari elevati più a lungo.

Fed, il mercato riduce le scommesse su un rialzo

Sul fronte americano, tuttavia, i segnali non sono univoci. L’indice dei prezzi Pce core, indicatore particolarmente seguito dalla Federal Reserve, è aumentato dello 0,2%, meno delle attese, mentre la spesa dei consumatori continua a mostrare una buona tenuta. I mercati monetari attribuiscono ora una probabilità inferiore al 40% a un aumento dei tassi della Federal Reserve in ottobre. La combinazione tra inflazione meno forte e crescita ancora resistente rende però più complesso il percorso della banca centrale e mantiene elevata la volatilità sulle scadenze più lunghe.

Il dollaro beneficia della nuova cautela

In questo scenario torna a guadagnare terreno anche il biglietto verde, reduce dal miglior mese da marzo. Il dollaro beneficia dei rendimenti americani elevati e della ricerca di attività considerate più difensive, mentre lo yen si indebolisce dopo la pubblicazione delle indicazioni della Bank of Japan. Per i mercati asiatici un dollaro più forte rappresenta però un ulteriore elemento di pressione, perché può rendere più oneroso il debito denominato nella valuta statunitense e alimentare possibili deflussi di capitale dai mercati emergenti. Bloomberg aveva già segnalato come l’allargamento dei differenziali tra Treasury e bond asiatici stesse avvicinandosi a livelli estremi in diversi Paesi della regione.

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