Dopo mesi di relativa calma, lo spread Btp-Bund torna sopra quota 100 punti base e riporta il costo del debito italiano al centro dell’attenzione. Il 30 settembre il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco ha chiuso a 102,9 punti, con il rendimento del Btp al 4,61% e quello del Bund al 3,58%. Non siamo sui livelli delle grandi crisi del debito europeo, ma il rialzo segnala condizioni finanziarie meno favorevoli per un Paese che deve rifinanziare ogni anno una quota rilevante del proprio debito pubblico.
Dal calo del 2025 alla nuova risalita
Nel 2025 il differenziale con i titoli tedeschi si era ridotto sensibilmente. Banca d’Italia ha collegato quella discesa alla maggiore fiducia degli investitori nel debito pubblico italiano e al miglioramento del merito di credito del Paese. Il quadro è però cambiato nel 2026: le tensioni geopolitiche, il rincaro dell’energia e l’aumento generalizzato dei rendimenti hanno riportato lo spread prima nell’area dei 70-80 punti e poi sopra quota 100 punti base alla fine di settembre.
Cosa significa davvero uno spread più alto
Lo spread misura la differenza tra il rendimento del Btp decennale e quello del Bund con la stessa scadenza: non indica direttamente la distanza tra le due economie, ma il premio di rendimento richiesto dal mercato sul debito italiano rispetto al benchmark tedesco. Quando sale, il Tesoro tende a dover riconoscere interessi più elevati sulle nuove emissioni. L’effetto sui conti pubblici non è immediato sull’intero stock di debito, ma aumenta progressivamente man mano che i vecchi titoli vengono sostituiti con nuove obbligazioni a costi maggiori.
Il Btp decennale torna ai massimi dal 2023
Il segnale è arrivato anche dall’ultima asta del Tesoro: il 29 settembre il Mef ha collocato complessivamente 8 miliardi di euro di titoli, con il Btp decennale assegnato a un rendimento del 4,58%, il livello più elevato dall’ottobre 2023. Il quinquennale è stato collocato al 4,08%. Rispetto a metà agosto, il rendimento del decennale è aumentato sensibilmente, rendendo più oneroso il finanziamento delle nuove emissioni e restringendo, nel tempo, i margini di bilancio disponibili per altre misure.
Bce, energia e mercati globali dietro il rialzo
La crescita dei rendimenti non riguarda soltanto l’Italia. Banca d’Italia ha segnalato che lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha reso più restrittive le condizioni finanziarie europee, con rendimenti e spread sovrani in aumento. A pesare sono anche il rincaro delle materie prime energetiche e il conseguente rischio di pressioni inflazionistiche più persistenti. In questo contesto, il rialzo dello spread italiano va letto insieme all’aumento più generale dei tassi a lungo termine sui mercati internazionali, anche se la componente specifica di rischio-Paese resta decisiva per determinare il differenziale con la Germania.
Più interessi, meno spazio per la finanza pubblica
Per l’Italia il punto centrale è la dimensione del debito. Con un rapporto debito/Pil ancora molto elevato, anche variazioni relativamente contenute del costo medio di finanziamento possono produrre effetti significativi nel tempo. Secondo le stime di Prometeia riportate da Sky TG24, un incremento di circa 60 punti base del costo dei Btp potrebbe tradursi in circa 2 miliardi di euro di maggiori interessi già nel primo anno, con un impatto crescente man mano che il debito viene rifinanziato. La spesa per interessi italiana si colloca già nell’ordine di 85 miliardi l’anno.

