La ricchezza delle famiglie americane continua a crescere, spinta anche dalla forza dei mercati, ma una parte enorme degli asset finanziari rimane concentrata al vertice. Nel secondo trimestre del 2026 il patrimonio netto di famiglie e organizzazioni non profit è aumentato di 12.800 miliardi di dollari, raggiungendo 195.900 miliardi. A trainare l’incremento sono state soprattutto le plusvalenze azionarie, secondo la Federal Reserve.
Lo 0,1% controlla oltre 16 mila miliardi tra azioni e fondi
La fotografia della Fed mostra quanto sia profonda la concentrazione. Lo 0,1% più ricco delle famiglie possiede circa 16.150 miliardi di dollari in azioni societarie e quote di fondi comuni. La fascia immediatamente successiva, compresa tra il 99° e il 99,9° percentile, ne detiene altri 16.740 miliardi. Insieme, le due fasce che compongono l’1% più ricco arrivano quindi a quasi 32.900 miliardi di dollari soltanto in azioni e fondi. All’estremo opposto, il 50% meno ricco delle famiglie americane ne possiede appena 370 miliardi. È una distanza che fotografa il diverso grado di partecipazione ai rendimenti dei mercati finanziari.
Quando Wall Street sale, il vantaggio non è uguale per tutti
La composizione dei patrimoni aiuta a spiegare il divario. Per lo 0,1% più ricco, azioni e fondi valgono 16.150 miliardi, molto più dei circa 1.970 miliardi investiti nel settore immobiliare. Nella metà meno ricca della popolazione il rapporto si rovescia: gli immobili valgono circa 4.820 miliardi, contro appena 370 miliardi in azioni e fondi. Questo significa che una forte rivalutazione di Wall Street produce effetti patrimoniali molto differenti tra le diverse fasce della popolazione. Non a caso, la Fed attribuisce principalmente ai guadagni sulle azioni societarie il balzo della ricchezza registrato nel secondo trimestre, quando il patrimonio complessivo ha raggiunto il nuovo livello di 195.900 miliardi.
Il divario diventa una questione economica
La concentrazione degli asset finanziari non riguarda soltanto la distribuzione della ricchezza. Incide anche sul modo in cui la crescita dei mercati si trasmette all’economia: chi dispone già di grandi portafogli beneficia direttamente dei rialzi, mentre per una parte molto ampia delle famiglie il patrimonio resta maggiormente legato alla casa e alla previdenza. Il dato più significativo è quindi la distanza tra i due estremi. Da una parte una piccolissima fascia della popolazione controlla migliaia di miliardi di capitale finanziario; dall’altra, decine di milioni di famiglie partecipano solo marginalmente alla crescita di azioni e fondi. È qui che il boom patrimoniale americano incontra il tema strutturale della disuguaglianza.

