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Elezioni Usa

Artoni (AcomeA), “Solo una vittoria netta scongiurerebbe un periodo di forte volatilità”

Secondo lo strategist, i mercati avrebbero preferito una campagna più focalizzata sulle scelte di politica economica e fiscale, rimaste invece sullo sfondo. La principale paura è un risultato contestato e costellato da ricorsi

Artoni (AcomeA), “Solo una vittoria netta scongiurerebbe un periodo di forte volatilità”

La visita in Italia del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ci ricorda di quello che sarà il tema portante delle settimane che mancano alle elezioni del 3 novembre: chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti? L’esito è incerto e gli investitori si stanno affannando nel formulare scenari nel caso di conferma di Donald Trump o di vittoria del democratico Joe Biden. Secondo i sondaggi, lo scarto a favore di Biden va via via assottigliandosi e tra gli addetti ai lavori prende quota uno scenario tempestoso, giusta conclusione di una campagna elettorale velenosa e cattiva, con un risultato contestato, costellato da una serie di ricorsi e conteggi sulla falsariga di quanto avvenuto in Florida nel 2018: questa ipotesi sposterebbe di giorni o settimane la designazione del nuovo presidente. “Sarebbe questo lo scenario più negativo per il mercato, quello che in assoluto favorirebbe di più un periodo di forte volatilità”, afferma Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Assumendo che questo scenario venga scongiurato da una vittoria netta di uno dei contendenti, è naturale chiedersi quali saranno in questo caso le implicazioni per i mercati azionari. “Si sa che Biden è meno amato da Wall Street, che ha apprezzato gli sforzi di Trump per sostenere i mercati e che assicurerebbe l’attuale politica senza apportare cambiamenti - dice Artoni - Devo dire però che non ci aspettiamo un cambiamento di paradigma anche in caso di vittoria democratica”. Come spiega lo strategist, infatti, i mercati erano più preoccupati dell'esito delle primarie democratiche, che hanno visto in corsa alcuni candidati portatori di programmi molto radicali e ad alto impatto per molti settori, come la finanza e l’energia. “Questo rischio è stato scongiurato dalla nomination di Biden anche se il programma, annunciato mesi fa nel corso delle primarie, è rimasto sullo sfondo durante una campagna elettorale tutta improntata sulla gestione di Trump della pandemia”, commenta Artoni. Gli strategist avrebbero preferito un maggiore focus sulle scelte di politica economica e fiscale, perché la pandemia prima o poi passerà, mentre la politica industriale e fiscale lascerà il segno per almeno quattro anni in America e non solo. In ogni caso, l’obiettivo dichiarato di Biden è innalzare la tassazione per le aziende al 28% dall’attuale 21%, portandosi così a ridosso del 30% in vigore durante l’amministrazione Obama. “Se questa riforma venisse implementata ci sarebbe un effetto immediato sull’eps delle aziende. Questo è certamente un fattore negativo per i mercati azionari”, spiega Artoni. Che aggiunge: “Ma c’è anche un fattore positivo a sostengo di Biden: un presidente percepito come più moderato può far diminuire il premio per il rischio e dare fiducia all’economia reale”. In altre parole, un atteggiamento più moderato potrebbe compensare, magari in parte, l’effetto meccanico della riduzione degli utili. E la riconferma di Trump che cosa provocherebbe? “Non ci sarebbero particolari sconvolgimenti, ma una continuazione dello scenario attuale di sostegno totale all’economia attraverso misure straordinarie di allentamento monetario e fiscale”, conclude Artoni.

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