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Corporate bond, I fattori Esg sono carburante per il segmento high yield

Banor Sim, insieme alla School of Management del Politecnico di Milano, ha realizzato una nuova ricerca, che si concentra sul mercato delle obbligazioni societarie verdi, in forte incremento dall’inizio della crisi pandemica

Corporate bond, I fattori Esg sono carburante per il segmento high yield

Angelo Meda, Responsabile azionario e della ricerca Esg di Banor Sim

Nel segmento high yield delle obbligazioni societarie i fattori Esg si dimostrano molto più importanti di quanto avvenga nel segmento investment grade. Un portafoglio costruito secondo una logica “dinamica” (guardando quindi a miglioramenti e peggioramenti) rispetto ai fattori Environmental, Social e Governance è stato infatti in grado di generare extra-rendimenti significativi. Al contrario, quando il rischio di insolvenza è trascurabile, cioè sul mercato investment grade, l’andamento delle metriche Esg non ha un impatto altrettanto rilevante sui rendimenti. E’ questa la conclusione di una ricerca realizzata da Banor Sim insieme alla School of Management del Politecnico di Milano in ambito Esg focalizzata sul mercato obbligazionario. La ricerca è importante, in quanto la pandemia sta portando una serie di cambiamenti strutturali anche nel mondo della finanza, nel cui ambito sono emerse con forza le tematiche Esg ben testimoniate dalla crescita parabolica di nuovi fondi specializzati ed Etf negli ultimi mesi.

Ma quale sarà l’impatto di questi nuovi flussi sui mercati? “L’obiettivo della ricerca era proprio quello di rispondere a una domanda specifica sul trend trimestrale del rating Esg e sulla possibile relazione con i rendimenti delle obbligazioni societarie - spiega Angelo Meda, Responsabile Azionario e della ricerca ESG di Banor SIM - E così, guardando agli ultimi dodici mesi, parrebbe che questi investimenti portino a risultati superiori – dice Meda - Infatti l’indice MSCI Europe ESG ha sovraperformato di circa 10 punti l’equivalente indice non Esg nell’ultimo anno”. “Se però allunghiamo l’orizzonte temporale a dieci anni - aggiungelo strategist - vediamo che è avvenuto l’esatto opposto: l’indice non Esg ha fatto molto meglio, addirittura del +35,3 per cento”. A questo punto dobbiamo quindi chiederci se un’analisi Esg aggiunge valore a un’analisi finanziaria tradizionale. “La risposta è positiva, ma molto dipende da come viene effettuata l'analisi. In linea generale possiamo dire che, nel breve periodo, proprio come avviene nell’investimento speculativo, certe tematiche possono portare a grandi performance grazie ai flussi finanziari in arrivo, che però non possono essere mantenute nel lungo periodo se non sono sostenute da performance materiali: è questo l’effetto green washing, con alcune aziende che cercano di darsi una pennellata di verde, solo o prevalentemente, a fini di marketing”, conclude Meda.

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