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Numeri e protagonisti (in crescita) del crowdinvesting

Aumentano operatori e giro d’affari nella finanza partecipativa online ma il mercato italiano per ora rimane di dimensioni limitate, con un’alta concentrazione in capo a pochi operatori

Numeri e protagonisti (in crescita) del crowdinvesting

Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio sul crowdinvesting del Politecnico di Milano

Nel 2016 il primo report dell’Osservatorio italiano sul Crowdinvesting, (raccolta di fondi dalla folla), del Politecnico di Milano censiva 19 portali equity, (investimento in capitale azionario), autorizzati da Consob, 19 campagne equity chiuse con successo con 5,6 milioni raccolti; 4 portali lending, (modalità a prestito), con 28,3 milioni raccolti, di cui solo 1,9 milioni erogati a imprese; e nessuno nel real estate. Cinque anni dopo: 51 portali equity, con 588 campagne chiuse con successo e 286,5 milioni raccolti (escluso il collocamento di minibond), e ben 28 piattaforme lending (6 consumer e 22 business) con più di 600 milioni erogati alle imprese. Per un capitale finanziato totale negli ultimi 12 mesi di 503,7 milioni (+172% rispetto al periodo precedente).

Il real estate in particolare ha registrato una rapida crescita, con una raccolta complessiva di circa 90k e +76% negli ultimi 12 mesi, per il lending, e di 67,5 milioni, con +76%, nell’equity. A oggi dunque sono 79 i gestori di portali, (di cui 51 iscritti al registro Consob e i restanti di social lending), per una raccolta complessiva di circa 950 milioni.  

Incrementi a doppia cifra in tutti i comparti anche durante la pandemia. Nell’equity crowdfunding, dal 2016 a giugno 2021, 286,73 milioni i capitali raccolti. Un trend in continua crescita che, nel secondo semestre 2020, ha registrato un +62,29 milioni, oltrepassando la soglia psicologica dei 100 milioni di euro, per proseguire nel primo semestre 2021 con un +65,35milioni. 

Mamacrowd si conferma leader per raccolta complessiva e Opstar per quello negli ultimi 12 mesi. Il collocamento di mini bond è la novità con un +696% di raccolta negli ultimi 12 mesi. Nel lending, al 30 giugno 2021, 6 le piattaforme consumer attive (prestito ai privati), numero costante rispetto al 2020, con una raccolta di 257 milioni di euro, +75% negli ultimi 12 mesi, specie di Soisy e Prestiamoci, e ben 22 - il doppio dell’anno scorso – le business (prestito alle imprese), tra cui emerge Opyn con una raccolta di €166,8 milioni nel primo semestre 2021. Nel lending immobiliare, Rendimento etico e Trusters hanno raccolto di più negli ultimi 12 mesi. «Nonostante la crescita esponenziale, il mercato italiano del crowdinvesting, rispetto ad altri Paesi, rimane ancora limitato, con un’alta concentrazione in capo a pochi operatori che faticano a raggiungere livelli di profittabilità del business rispetto a quanto indicato nel business plan», spiega Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio del Polimi.

Al nuovo modo di investire l’Europa sta reagendo bene, cioè rivelando una visione sistemica e trans territoriale che non è solo presa di coscienza di un fenomeno in forte espansione in ogni dove, e non più considerabile a livello di singola regolamentazione nazionale, ma anche volontà fattiva di riconoscerne l’autorevolezza, conferendone una cornice unica regolamentare per entrambe le tipologie, lending e equity, consumer escluso. 

Le Autority degli Stati membri sono chiamate a un’immediata cooperazione per favorire armonizzazione e declinazione delle normative nazionali...

secondo il regolamento unico che entrerà in vigore nel novembre 2021; gli operatori a un ruolo più proattivo nell’interlocuzione, in fase di transizione. Ma l’impegno non si esaurisce qui. «L’Europa detta sfide impegnative», rileva Giudici, «da un lato l’armonizzazione regolamentare apre a nuovi orizzonti e a maggiori opportunità di business, dall’altro, attira nuovi investitori e incrementa la competizione. 

Governance e organizzazione, sistemi informatici, marketing, comunicazione e formazione vanno ripensati in ottica di efficienza e qualità per vincere la sfida della competitività. Non sarà facile individuare il giusto trade-off tra procedure e carteggi, richiesti dal regolamento, e l’approccio user friendly tipico dell’ecosistema digitale, che ha utenti abituati a una UX di semplicità e velocità d’azione. La troppa “carta” potrebbe scoraggiare l’investitore on line che per il Regulator europeo è il soggetto da tutelare».

Selezione dei progetti professionale, imparziale e trasparente; adeguata comunicazione agli investitori dei criteri adottati; verifica di correttezza ed esaustività delle schede informative di prodotto: sono queste alcune tra le principali regole di condotta e gli obblighi a cui attenersi. modelli di dialogo vanno ricalibrati. Solo gli investitori  “sofisticati”, dotati di esperienza e conoscenza, (degli obiettivi di investimento, della situazione finanziaria, dei rischi dell’investimento in generale e delle tipologie offerte sulla piattaforma), non saranno soggetti ai test di ingresso, alla simulazione della capacità di sostenere perdite, (pari al 10% del patrimonio netto), al monitoraggio nel tempo del proprio status e alle comunicazioni ogni qualvolta l’investimento è superiore all’importo maggiore tra 1000 euro o il 5% del patrimonio netto (avvertenza sui rischi, consenso esplicito e dimostrazione della conoscenza dei rischi e della volontà di  proseguire in ogni caso con l’investimento), che i portali dovranno implementare. «La sensibilizzazione all’educazione finanziaria va sostenuta dalle piattaforme, per avere non solo investitori, ma anche proponenti i progetti, più consapevoli di buone prassi e di rischi», afferma Maurizio Scagliotti, deal manager di Trusters, primo portale di lending real estate a totale controllo italiano, che con blockchain e Academyimmobiliare.it punta a garantire la massima trasparenza informativa e a educare. «Di fatto, il mercato degli investimenti è già cambiato, per effetto del crowdinvesting», prosegue Scagliotti, «che non è più fenomeno visto con scetticismo, ma strumento alternativo o meglio complementare che regge a tsunami pandemici e soccorre non solo gli operatori, ma anche lo sviluppo economico del Paese. Si entra in una fase 2, di consolidamento di numeri e attori, e in nuovo scenario di mercato cross border, facilitato da chiare procedure autorizzative, semplificate per gli intermediari già vigilati, e da una soglia di accesso di 5milioni, più bassa, rispetto all’attuale previsione nazionale. Nuovi operatori, anche stranieri e istituzionali, si affacceranno e altri si rafforzeranno. Favoriti i più strutturati, prevedibilmente frutto di fusioni, acquisizioni e collaborazioni tra operatori esistenti. Tra le new entry, anche gli ibridi, piattaforme che trattano sia capitale di rischio - equity-, sia di debito - lending -». Dunque ci saranno più opportunità, ma i costi lieviteranno. È il prezzo da pagare se in Europa si vuole operare. «Sopravivverà chi sarà virtuoso e capace di gestire al meglio il trade off tra bassa marginalità dell’online e maggiori costi di struttura. Legali e amministrativi, per autorizzazioni e due diligence in terra straniera, tecnologici e di conversione multilingua dei portali, organizzativi, stimati», afferma Angelo Rindone, founder di FolkFunding e Produzioni dal basso - in una forbice tra i 20 e 60 mila euro, specie per il lending. I piccoli e medi player, che oggi caratterizzano il mercato italiano, devono agire tempestivamente, con budget significativi alla mano. E ciò può essere disincentivante, se non, per taluni, devastante”.

Se da un lato l’ingresso di operatori stranieri in Italia non pare preoccupare le piattaforme italiane, come considera Alberto Bassi, founder di Backtowork, portale di equity crowdfunding (pronto ad aggredire Spagna e Francia), «consce che senza la credibilità acquisita negli anni, la conoscenza dei sistemi e del territorio e la rete di relazioni locali è difficile pensare di performare in territori ignoti». 

Scalare su altri mercati, creando alleanze con altri portali, appare la mossa vincente, per restare sul mercato in modo sostenibile, evitando di essere cannibalizzati e spazzati via da chi ha visione, struttura, risorse e volontà di aggredire un mercato paneuropeo. Su come fare staremo a guardare. 

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