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Risparmio tradito

Bond Venezuela e Pdvsa, parte il coordinamento degli obbligazionisti italiani
 

 

Un Paese ricchissimo di risorse energetiche e minerarie che non paga cedole e capitale dei propri titoli, in crisi da anni e con due governi in carica. Per gli obbligazionisti, l’unica via per sbrogliare la matassa è quella legale  

Nicolas Maduro

Il Venezuela ha contemporaneamente due governi in carica, uno dei quali è quello guidato da Nicolas Maduro

Dall’ottobre del 2017, il Governo del Venezuela e la controllata Petroleos De Venezuela (Pdvsa) hanno cessato tutti i pagamenti di cedole e capitale sulle proprie obbligazioni denominate in dollari Usa e regolate dalla legge dello Stato di New York, ma agire per recuperare le somme dovute non è agevole. Nell’ambito delle sanzioni, per esempio, gli Usa hanno imposto ai fondi del proprio Paese di poter solo eventualmente vendere i bond posseduti, con divieto di acquisto sotto qualsiasi forma. E’ anche precluso al paese sudamericano ed alle sue controllate di emettere nuovo debito avvalendosi di qualsivoglia soggetto operante negli Stati Uniti.
 
Considerato pure che il peso del Venezuela negli indici di investimento adottati dai gestori è stato portato a zero, si è prodotta sul mercato una caduta dei prezzi a livelli che non rispecchiano nemmeno lontanamente il valore di recupero ipotizzabile. Il Venezuela possiede infatti le più grandi riserve di petrolio del mondo, oltre a risorse minerarie assai significative, ma si trova in una impasse politica ed anche giuridica, con al momento in carica due governi: il governo di Nicolas Maduro, non riconosciuto dagli Stati Uniti, ma di fatto al potere ed il governo “ad interim” dell’opposizione di Juan Guaidó, riconosciuto invece dagli Usa.
 
La norma dello Stato di New York prevede come un’azione legale per “segnalare e richiedere il pagamento” di cedole o capitale debba essere effettuata entro sei anni dalla data del mancato pagamento. I creditori istituzionali, a partire dai grandi fondi di investimento e i fondi pensione, si sono organizzati. Esiste un comitato negli Stati Uniti che li rappresenta e si è rivolto allo studio legale Cleary Gottlieb. Al momento le adesioni superano i dieci miliardi di Dollari Usa.
 
L’obiettivo è evitare la prescrizione e aumentare il potere negoziale nell’ambito di una ristrutturazione futura, richiedendo un’ingiunzione di pagamento. Le ingiunzioni sono esecutive negli Usa, dove esistono attivi che appartengono al Venezuela come la raffineria Citgo. E’ logico che lo scopo reale sia quello di costringere le controparti a scendere a patti ritrovandosi in posizione di forza per ottenere accordi nella fase di ristrutturazione del debito che prima o poi dovrà avvenire. La situazione è simile a quella dell’Argentina, che prima di poter emettere nuovo debito ha dovuto scendere a patti coi creditori.


 
Se in Italia si arrivasse ad aggregare qualche centinaia di milioni in nominale, ci si potrebbe confrontare con il comitato. I costi da sostenere sarebbero esigui al punto tale da convenire anche a chi possiede piccoli lotti. I valori stimati di recovery vanno da 50/60 per gli ottimisti, a 30/40 fino ai 20 centesimi dei più scettici. Valori comunque come minimo più che doppi rispetto alle quotazioni attuali.
 
Intanto è nato il Coordinamento italiano per i bond Venezuela e Pdvsa fa capo all’avvocato Anna D’Antuono del Foro di Torre Annunziata ed raggiungibile via mail e senza alcun impegno, all’indirizzo [email protected]. E’ sufficiente indicare quali titoli si posseggono, se possibile anche il codice Isin, il loro valore nominale e la banca presso cui sono depositati.
 

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Commenti all'articolo

  • Genuce

    10 Settembre 2022 - 16:47

    Se in Italia si arrivasse ad aggregare qualche centinaia di milioni in nominale. Ci siamo?

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