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Parla Massimo Siano (21Shares)

La cripto-rivoluzione è già cominciata

Il fenomeno Bitcoin è inarrestabile. Ed entro cinque anni i rapporti di forza tra asset classici e asset digitali saranno capovolti a favore di questi ultimi

La cripto-rivoluzione è già cominciata

I nuovi scenari internazionali stanno accelerando l’adozione delle criptovalute. Nella quarta settimana del conflitto russo-ucraino, la capitalizzazione di mercato si è avvicinata alla soglia di 1,9 trilioni di dollari, e il Bitcoin - ovvero la criptomoneta più popolare per storia, capitalizzazione e notorietà - pur non avendo registrato gli stessi exploit di alcune cripto emergenti, come per esempio Terra (Luna), si è lentamente assestata sopra 40mila dollari dimostrando comunque di essere un bene rifugio. Secondo Massimo Siano (nella foto), head of Southern Europe di 21Shares (leader mondiale negli Etp sulle criptovalute con circa 30 prodotti e 3 miliardi di dollari di asset in gestione), la performance della più popolare criptovaluta in circolazione non è affatto da ricercare nei provvedimenti normativi, da attuare o già in vigore, che si stanno sviluppando in varie nazioni del mondo. Di questi, quelli che stanno generando il maggiore interesse sono sicuramente quelli americani, con il presidente Joe Biden che a marzo ha firmato un’ordinanza esecutiva per regolare la materia dando anche sei mesi di tempo agli uffici predisposti per presentare una valutazione sugli interventi legislativi necessari per lanciare le cosiddette Cbdc, ovvero le valute digitali emesse da una Banca centrale, in questo caso dalla Federal Reserve. In altri termini, la più importante Banca centrale entra a gamba tesa nel territorio della finanza decentralizzata. Ma come lo farebbe attraverso un controllo centralizzato? Proprio a  Siano Investire ha domandato se si tratta di una sorta di competizione (o cannibalizzazione) con il mondo delle criptomonete, e di Bitcoin in particolare, e quali sono le prospettive.

C’è davvero competizione tra criptomonete e CBDC? Quali sono le differenze?

In realtà non c’è competizione. Le criptovalute rimangono decisamente più efficienti. Nessuno vuole un sistema piramidale in cui poche persone decidono discrezionalmente la quantità di moneta. Le valute classiche sono infatti piramidali ed è proprio questo che il mercato sembra non volere: l’aumento di quantità di moneta infatti svaluta la moneta attraverso l’inflazione nel lungo periodo. Le criptovalute in questo senso hanno già vinto proprio perché sono decentralizzate e garantiscono una quantità di moneta certa al mercato, il quale ha già dimostrato di preferire di gran lunga un sistema DeFI (Decentralised Finance, ndr) rispetto a quello centralizzato. Se fosse il contrario, oggi non avremmo visto le più importanti criptovalute crescere così tanto in termini di numeri e performance. Stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica più importante di internet. Le criptovalute consentono maggiore riserva di valore, minori costi di transazione e transazioni più veloci rispetto alle valute coniate dalle Banche centrali.

Qual è il ruolo di Bitcoin in questo momento?

Essendo la quantità massima fissata per formula a 21 milioni, essendo indistruttibile e intaccabile nel tempo e facilmente scambiabile a bassissimi costi, il Bitcoin sta velocemente soppiantando l’oro come bene rifugio. Oltre a essere una riserva di valore, Bitcoin è anche una moneta di scambio importante, perché è la criptovaluta più utilizzata nei Paesi dove non ci sono banche. Per queste ragioni le cripto diventeranno sempre più popolari, e il fatto che la blockchain sia decentralizzata, e quindi non sottoposta al controllo di nessuno, permette a chiunque utilizzare questa moneta, anche nei regimi senza sistema Swift.

Molti direbbero che non è giusto… 

Non si può comunque andare contro la forza di gravità. Tornare indietro con la tecnologia è impossibile. La Cina, che non è in guerra, cerca da tempo di “bannare” i Bitcoin, ma non ci riesce e non ci riuscirà mai. Pechino ha paura delle fughe di capitali, perché dai regimi autoritari le persone vogliono scappare e Bitcoin è una riserva di valore facile da portarsi appresso. I tentativi di bloccarli sono numerosi, ma il fenomeno cripto è superiore, in un certo senso è parte della storia, ed è impossibile controllarlo anche contro la Russia. Come ho detto, non si può fare etica sul Bitcoin, sarebbe come fare etica sull’oro o sul dollaro.

A quale velocità si svilupperanno le cripto?

Può darsi che mi sbagli, ma credo anche che cannibalizzeranno presto la tecnologia esistente. Una delle invenzioni che ha cambiato l’umanità è stata internet e si è rivelata fortemente disruptive. Oggi nei regimi totalitari ci si affida a internet per fuggire, comunicare, ricavarsi spazi di vita e di libertà. Per le cripto prevedo che la rivoluzione sarà ancora più drastica, perché il sistema decentralizzato aumenterà gli scambi tra produttori e consumatori globalmente. Soffrirà certamente l’intermediazione, ci sarà un grosso calo di occupazione nella distribuzione, ma compensato da un aumento di occupazione nella produzione di beni e servizi. L’aumento della produttività nel sistema economico della Blockchain sarà elevato e deflattivo. Grazie alla Blockchain i tassi potranno essere relativamente bassi ancora per molti anni. 

Eppure i regolatori sembrano ossessionati dal fenomeno e la giustificazione è quasi sempre la lotta al riciclaggio e al traffico di armi o altri beni sotto sanzione…

Il punto è che un’autorità religiosa o uno Stato che vieta una tecnologia disruptive, magari riesce anche nel suo intento all’interno dei suoi confini, ma è condannato inevitabilmente al declino. Ora alla Cina la blockchain dà fastidio, ma bannarla porterebbe al suo declino per un motivo molto semplice: se banni le criptovalute e anche un piccolo stato come Singapore non lo fa, lo stato-censore sarà meno competitivo sui mercati internazionali. Figuriamoci se al posto di Singapore mettiamo gli Stati Uniti, la culla di internet e di Big Tech, dove è impensabile che venga bandita una nuova tecnologia. Questo è il vantaggio della democrazia: non vieta, ma cerca di regolamentare. Mentre la Cina metterà il veto, perché non può tollerare la disintermediazione del cittadino con il governo. Come diceva Max Weber, non è la democrazia che crea il capitalismo, ma il capitalismo che crea la democrazia. E così le cripto creeranno un sistema di democrazia più efficiente.

Ma allora perché la decisione dell’amministrazione Biden? Anche regolamentare è una forma di controllo…

Era inevitabile intervenire. Le criptovalute sono una minaccia per tutti i sistemi centralizzati come il dollaro e, non potendole vietare, le devi regolamentare. E fare in modo che il sistema giuridico si adatti. Ma sono certo che sarà una regolamentazione di stampo liberale. Le lobby dalla Silicon Valley sono favorevoli alle cripto, perché interessate agli smart contract: attraverso la blockchain e i big data è possibile veicolare prodotti ad hoc, pressoché unici e vantaggiosi disintermediando ogni processo.

In quali ambiti si verificherà questo cambiamento?

Praticamente tutti. Specialmente quelli in cui oggi il margine o costo della distribuzione per la società è relativamente alto. Molte criptovalute sono legate agli smart contract, un sistema più veloce e senza intermediari per acquistare e vendere beni e servizi. Non ci saranno limitazioni, saranno applicati in ogni ambito, anche per le spese condominiali, per fare un esempio. E sarà il declino inesorabile di tutto ciò che è intermediazione. In questo settore sarà importante il First mover advantage: chi arriverà per primo con gli smart contract probabilmente si prenderà il mercato globale di quel settore.

Anche il sistema bancario sarà coinvolto?

Ovviamente sì. Il sistema bancario è solo intermediazione di denaro. Le banche così come sono scompariranno nel prossimo decennio. Ma anche le assicurazioni, le Borse e i regolatori che hanno oggi un ruolo chiave rischiano di diventare obsoleti. I sistemi che avranno un approccio chiuso o difensivo-corporativo verso i classici intermediari finanziari rischieranno di arretrare l’intero sistema economico. La blockchain, per esempio, consente di chiedere direttamente al mercato mondiale il finanziamento di un progetto. Certamente le banche dovranno cambiare e diventare più efficienti, ma credo che non si trasformeranno. Sono troppo abituate al Qe come medicina, e in difficoltà chiederanno sempre quel rimedio. Alla fine verranno cannibalizzate da smart contract efficenti.

Le cripto rappresentano quindi una concreta minaccia per valute fiat?

Certamente lo sono. Tanto più le Banche centrali conieranno nuova moneta attraverso nuovi quantitative easing, rendendo i tassi reali negativi ancora per diversi anni, tanto più il sistema finanziario aumenterà l’uso di criptovalute DeFi. Non si può andare contro la forza di gravità. Io credo che già nei prossimi cinque anni i rapporti di forza tra asset classici e asset digitali saranno capovolti a favore di quest’ultimi. Occorre essere previdenti e investire in questo settore prima possibile.

Conviene investire direttamente o attraverso strumenti dedicati?

Un Etp è certamente più semplice da gestire. Lo acquisti con un semplice conto bancario e, secondo un importante studio legale milanese, presenterebbe lo stesso regime fiscale di un Etc sulle materie prime con possibilità di compensazione perdite e guadagni entro quattro anni. Tutti gli Etp di 21Shares sono passaportati e quindi accessibili al pubblico italiano benché non siano ancora quotati in Borsa Italiana. Sono però quotati nelle principali borse europee come Six, Extra, Euronext e quindi accessibili con un normale conto titoli. Va considerato che un Etp è facile da acquistare ed è liquido essendo un prodotto quotato in una normalissima borsa valori. Accedere alle criptovalute senza gli Etp è più complicato e potrebbe rivelarsi costoso: in tal caso l’investitore non dovrebbe mai trascurare il rapporto con il proprio wallet. Che cosa succede se si perdono le password di accesso? Il tema non è da trascurare: si stima che, su un totale di 8,5 milioni di Bitcoin in circolazione, ci sia almeno un milione di pezzi orfani, e quindi sostanzialmente disattivati.

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