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«La Brebemi è la prova che le infrastrutture aiutano la crescita»

Parla Bettoni, presidente e promotore con Bazoli, dell’Autostrada A35 Brescia-Milano, attorno alla quale sono fioriti una quantità di insediamenti produttivi

«La Brebemi è la prova che le infrastrutture aiutano la crescita»

Francesco Bettoni, fondatore e presidente di Brebemi

«È la logica di un’economia e di un paese moderno quella di realizzare investimenti di lungo periodo. Lo è sempre stato negli anni trascorsi, lo è ancora di più oggi e soprattutto domani nella consapevolezza che la globalizzazione non arretrerà ma sarà ancora più intensa e forte, e rappresenterà la vera sfida dei prossimi mesi ed anni»: Franco Bettoni, presidente della Brebemi – l’autostrada A35, che collega Milano e Brescia lungo un tracciato alternativo a quello tradizionale e sovraccarico della A4 – non smentisce mai la fama della sua grinta e della sua determinazione. Il progetto, fortemente voluto da lui e Giovanni Bazoli e divenuto realtà tra mille boicottaggi, ha avuto nell’anno terribile della pandemia la più nitida delle ratifiche, quella di un prestigioso e potente nuovo azionista che ha rilevato il controllo della società dalla compagine azionaria uscente, che ruotava attorno a Banca Intesa San Paolo, rilanciando la scommessa imprenditoriale di lungo termine che è poi alla base del progetto Brebemi. Si tratta di Aleatica, società spagnola controllata da IFM Global Infrastructure Fund, a sua volta gestito da IFM Investors, colosso internazionale in cui investono 27 fondi pensioni internazionali rilevando il 55,8% circa di Autostrade Lombarde, che a sua volta detiene poco meno dell’80% di Società di Progetto Brebemi spa, sulla base di una valutazione di 2,4 miliardi per il 100%.

Presidente Bettoni, un grande soddisfazione, un riconoscimento di rilevanza globale!

Per accompagnare tutto questo nuovo contesto che avanza servono nel nostro paese norme stabili, processi regolatori trasparenti, tempi compatibili con le velocizzazioni tecnologiche ed i mercati. In buona sostanza attuare le riforme che l’Ue ci chiede di realizzare da anni accompagnando il tutto con una politica meno “politicamente instabile”. L’operazione di acquisizione della quota di maggioranza di Brebemi/Autostrade Lombarde da parte del gruppo IFM Investors Aleatica va in questa direzione.

Brebemi è stata ideata alla fine degli anni ‘90, e non da tutti capita, come un progetto infrastrutturale integrato per il territorio. Ritiene che abbia adempiuto al progetto?

Sin da quando la realizzazione di A35 Brebemi è stata “pensata”, la filosofia che la caratterizzava non era solo la costruzione di una importante via di comunicazione, una striscia di asfalto moderna, efficiente, competitiva e sicura, ma era anche quella di una infrastruttura che fungesse da “driver” e da attrattore di importanti investimenti ecosostenibili in grado di dare competitività ai territori e non solo quelli lambiti, collegati ed attraversati dalla nuova infrastruttura. Le nostre aspettative ora si stanno realizzando, basti pensare ai grandi gruppi  già insediati come Amazon, Italtrans, Md, Porsche ed altre ancora che sarebbe lungo elencare, ma che stanno rappresentando l’indiscusso successo di un’autostrada che sta interpretando le esigenze le aspettative le scelte strategiche di grandi gruppi che stanno con le loro tecniche capovolgendo il mondo dell’economia, dei trasporti. E della vita economica e sociale dei cittadini…

Un mantra dei nostri giorni è la sostenibilità. Ma quando avete progettato Brebemi, non ne parlava ancora nessuno!

Sin dalla sua progettazione la A35 Brebemi è stata connotata con chiare caratterizzazioni ambientali e la sua realizzazione ne è stata fedele conferma. Tutto ciò ha fatto sì che essa, ad oggi, possa essere considerata fra le più moderne, efficienti e sicure autostrade europee e soprattutto attrezzata per rispondere alle nuove esigenze del mondo post-Covid che sono la sostenibilità, l’abbattimento delle emissioni CO2 e la sicurezza. Basti pensare alla recente decisione dell’Ue di ridurre le emissioni entro il 2030 del 55% anziché del 40% come previsto in precedenza.

Non vi è dubbio che su queste decisioni abbia influito anche il drammatico impatto della pandemia Covid-19 ma è ormai assodato e certo che il processo “green” è irreversibile ed in particolare il mondo imprenditoriale e non solo, non possano più muoversi a passo ridotto se non sottoponendosi al rischio certo di perdere competitività, quote di mercato, immagine.

UNO STUDIO DI EY SUL FENOMENO

Student housing, Italia in ritardo ma recupererà

In questo presente tetro sembra tutto surreale ma ricordiamoci com’era prima, e consideriamo che tornerà: per esempio tornerà lo student housing!

Se n’è approfonditamente occupata di recente EY, con una ricerca in cui stima che il numero di studenti internazionali, ovvero provenienti da Paesi esteri, a livello mondiale avrà un aummento, circa 8 milioni di studenti nel 2025 a fronte dei 5 milioni registrati nel 2014. Al 60% saranno studenti cinesi e indiani.

Ebbene: dove andranno, preferenzialmente, costoro? Molto volentieri in Italia, perché il nostro posizionamento nel mondo è migliorato trazie alla cresciuta qualità della didattica e della ricerca degli Atenei, oltre che alle migliorie infrastrutturali qua e là apportare e al boom delle business schools.

Da sempre il paese guida per lo student housing è, in Europa, la Gran Bretagna, con una disponibilità di alloggi superiore al 34%, seguita da Francia (11%) e Spagna (6%). E l’Italia?

Sta crescendo bene, è passata da un tasso di copertura del 3% a circa il 9% attuale, e dovrebbe ulteriormente soprattutto per gli investimenti dei gruppi privati che stanno puntando su questa asset-class. Il vero appeal è la pressochè totale certezza che gli inquilini restino tali per poco tempo, essendo poi i primi a desiderare altre sistemazioni.

La stima riportata da EY sulla consistenza dei posti letto in student housing in Italia si ferma sulla cifra complessiva di 65 mila, in massima parte gestiti da enti pubblici: poca roba, rispetto alla domanda potenziale.

In una dichiarazione sul tema, Marco Daviddi, leader dell’area Strategy and Transactions di EY Emea ha sottolineato come “Prima dell’inizio della pandemia, quando le opportunità di sviluppo connesse con la residenzialità per studenti universitari erano chiare, abbiamo mappato una pipeline significativa di oltre 13.000 nuovi posti letto programmati o in arrivo nelle principali città universitarie italiane.

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