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"Rigeneriamo il quartiere a rischio crolli di San Siro"

"Nessuno può escludere che una di quelle case possa venire giù". Lo ha detto ieri l'ex assessore all'Urbanistica, Gianni Verga, durante il convegno di Assoimmobiliare sulla rigenerazione urbana

Gianni Verga, ingegnere e ex assessore all'Urbanistica di Milano

Gianni Verga, ingegnere e ex assessore all'Urbanistica della giunta Albertini

"Visto lo stato in cui in cui versa San Siro nessuno può escludere che una di quelle case possa venire giù". Lo ha detto l'ingegnere e ex assessore all'Urbanistica della giunta Albertini, Gianni Verga, durante l'incontro di ieri organizzato da Assoimmobiliare sul futuro della rigenerazione urbana in città, nella sala giunta di Assimpredil Ance a Milano. 

Dopo i cantieri avviati di City Life e il piano di recupero della zona tra la stazione Garibaldi e il quartiere Isola, la sfida per il comune è quella delle zone periferiche della città di Milano

Ad ascoltarlo, una platea composta da operatori del real estate (tra cui anche il direttore generale di Cdp Investimenti Sgr, Marco Sangiorgio, presidente anche del comitato rigenerazione urbana dell'associazione) meneghino ma anche genovesi.

Parole - pesanti come macigni in un contesto segnato da tragedie inaccettabili come il crollo del Ponte Morandi - usate dall'ingegnere durante l'esposizione delle proposte progettuali elaborate insieme agli architetti Massimo Roj e Alberto Bruno dello studio Progetto Cmr. 

Dopo i cantieri avviati di City Life e il piano di recupero della zona tra la stazione Garibaldi e il quartiere Isola, la sfida per il comune è quella delle zone periferiche della città di Milano. L'amministrazione Sala ha iniziato con interventi sull'arredo urbano dei quartieri popolari finanziati dai bandi comunitari. 

Il dibattito in città è diventato ancora più attuale dallo scorso marzo con l'approvazione del Piano di governo del territorio a Palazzo Marino. In questo contesto si inserisce l'incontro di ieri organizzato dall'associazione delle imprese che si occupano di finanza e gestione dei grandi patrimoni immobiliari.

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La rigenerazione urbana è la chiave per far rivivere quartieri come Comasina, Quartoggiaro, Corvetto e soprattutto San Siro (di recente salito agli onori della cronaca per l'idea di un nuovo stadio) su cui i protagonisti del convegno di ieri si sono concentrati.

Il ricollocamento dei residenti e la realizzazione di alloggi per nuovi acquirenti avverrebbe all'interno di un piano di edilizia mista residenziale e sociale

Milano, come hanno sottolineato Verga e Roj, è una città che si presta a interventi di questo genere, grazie anche a piani già avviati e in cantiere, come l'ampliamento delle linee metropolitane e il recupero del cerchio che corre intorno al perimetro urbano composto dagli scali ferroviari dismessi. 

Ne è convinta anche la presidente dell'associazione, Silvia Maria Rovere. "Le operazioni di rigenerazione urbana possono dare un contributo decisivo alla crescita del Paese sotto tanti profili", commenta a Economy.

"Prima di tutto perché attivano investimenti privati di dimensioni importanti senza gravare sul bilancio pubblico", aggiunge. "Occorre però creare le condizioni, prevedendone gli incentivi corretti, che favoriscano la ripartenza di progetti di riqualificazione nelle città ad oggi meno attrattive”.

I modelli a cui Assoimmobiliare si rifà sono quelli di Parigi e Amburgo con i loro spazi abbandonati e rimessi a disposizione degli enti pubblici, della viabilità urbana e extraurbana e del mondo dell'impresa e del commercio. "Parliamo di città che offrono spunti molto interessanti anche per una città come Genova", ha commentato Massimo Roj, "una città che insieme a Torino e Brescia" deve essere inquadrata all'interno di una rete viaria "che ha Milano al suo centro".

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È fondamentale, quindi, la realizzazione dell'Alta Velocità che metta in connessione questi centri urbani. Complessivamente parliamo di un ambito territoriale "che andrebbe a raccogliere un bacino da 12 milioni di abitanti". La formula proposta dai relatori si muove su due concetti. "Densificazione e valorizzazione", ha spiegato Verga.

I modelli portati dall'architetto Massimo Roj sono quelli di Parigi e Amburgo con i loro spazi abbandonati e rimessi a disposizione degli enti pubblici, della viabilità urbana e extraurbana e del mondo dell'impresa e del commercio

"Milano è piena di vuoti su cui intervenire, compresi i vecchi condomini che oggi versano in condizioni molto difficili". Tanto difficili da essere, secondo l'ex assessore, a rischio crollo.

Un'operazione che permetterebbe di recuperare il patrimonio edilizio popolare, fermandone la vendita (molto spesso vera e propria svendita) da parte dei proprietari che oggi ha raggiunto il 20% del totale. 

Il Pgt contiene gli strumenti necessari anche se, secondo l'avvocato urbanista Antonio Belvedere, il documento contiene norme, soprattutto quelle sui solai e sui piani interrati, che rischiano di mettere i bastoni tra le ruote a progetti di rigenerazione.  

San Siro è un quartiere realizzato tra il 1935 e il 1937, abitato da circa 20 persone all'interno di 6mila alloggi. L'idea di riqualificazione di Roj parte dalla direttrice che si estende lungo la fermata metro Segesta, nella piazza omonima, "l'unica area verde dell'intero quartiere", ha specificato l'architetto, "estesa lungo 9mila metri quadri". L'area può essere recuperata "duplicandone le dimensioni". 

Piazza Segesta è collegata ad un viale in fondo al quale "si realizzerebbero due grandi edifici dove trasferire gli abitanti degli isolati da abbattere e ricostruire". Questo è il cuore della proposta progettuale ospitata da Assoimmobiliare nel quale si concentra il patto che pubblico e privati devono stringere.

Imprese e investitori aprirebbero nuovi cantieri edili per il recupero dell'esistente ("senza consumo di ulteriore suolo e riducendo così i costi di urbanizzazione", ha sottolineato Verga); il comune, in cambio, otterrebbe alloggi, zone di verde, servizi pubblici e spazi commerciali di prossimità ("sempre più rari in città"). Torna in mente il modello di edilizia contrattata che ha iniziato ad affiliarsi in Italia qualche anno fa per fare fronte alla domanda di edilizia sociale e alla crisi nera in cui il settore è piombato dalla bolla immobiliare del 2008 in poi. 

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"Stiamo parlando di un patto che mira a margini industriali e non speculativi", ha spiegato Gianni Verga, "all'interno del quale il pubblico deve impegnarsi a garantire tempi certi per le imprese, cosa che oggi non accade". 

Il ricollocamento dei residenti e la realizzazione di alloggi per nuovi acquirenti avverrebbe all'interno di un piano di edilizia mista residenziale e sociale. Una strategia che verrebbe adottata per San Siro come per gli altri quartieri presi in esame dai progettisti e che darebbe vita ad "un mix sociale che scongiurerebbe il rischio della creazione di ghetti", ha sottolineato Massimo Roj. 

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