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Mossa (B.ca Generali): "La rete ha rilanciato sulla crisi con la qualità"

L'amministratore delegato della grande azienda del gruppo Generali è intervenuto a Sos Investire il format web di approfondimento sul mondo della finanza e dell’economia: "Anche in Svizzera contiamo di sviluppare una rete per il private banking. Per la liquidità parcheggiata nei conti correnti, perché non pensare a un regime di bonus malus?"

Gian Maria Mossa, ad e direttore generale di Banca Generali

Gian Maria Mossa, ad e direttore generale di Banca Generali

Mossa (B.ca Generali): "La rete ha rilanciato sulla crisi con la qualità"

Dottor Mossa, in che modo voi di Banca Generali siete stati vicini ai vostri clienti preoccupati per i loro risparmi e le loro prospettive?

Nel grande rispetto del primo obiettivo di tutti, la protezione delle persone e della sicurezza, siamo stati vicini con una continua comunicazione, proattivamente e anche con delle iniziative dedicate per poter continuare a gestire la liquidità in un momento di grande volatilità. Devo dire che siamo entrati in questo momento di crisi dei mercati abbastanza scarichi di rischio, in particolare con un’esposizione molto contenuta sul credito con rating molto basso. Abbiamo sofferto come tutti, forse un pò meno grazie a questo atteggiamento più difensivo e poi grazie a una grandissima diversificazione che è un pò l’approccio che ci caratterizza. Ora la sfida è cercare di contribuire alla ripartenza e nel nostro caso vogliamo farlo provando ad avvicinare il risparmio privato alle pmi e all’economia reale, tenendo sempre presente però l’importanza della protezione e la ricerca del valore del lungo termine per i nostri clienti.

Riepiloghiamo la proposizione classica di Banca Generali sul mercato

 Il modello nasce sulla centralità della relazione tra un professionista, il nostro banker, e il cliente. Noi creiamo tutta una serie di servizi intorno a questa relazione e intorno alla professionalità che il banker che può esprimere, ovviamente il tema centrale è la ricchezza finanziaria, ma prima di gestire la ricchezza finanziaria bisogna avere uno quadro complessivo di quella  che è la patrimonialità della persona nel contesto familiare della persona stessa. Per capire con quale approccio gestire il patrimonio è evidente che innanzitutto bisogna capire quali siano le priorità, gli obiettivi e quindi la propensione al rischio e una locazione del portafoglio, lo sforzo che tutti dovrebbero fare è quello di ragionare per diversi cassetti, il cassetto dell’investimento a lungo periodo è quello che sicuramente ha il ritorno il più interessante. Faccio sempre l’esempio del fondo pensione, chi ha aderito a questo fondo per sfruttare la detrazione fiscale di 5164 euro oggi quell’investimento se lo è dimenticato chi ha comprato un titolo anche un po per gioco per trading, è tutto il giorno attaccato al monitor per capire come sta andando. Quindi riuscire a ragionare per cassetti e spacchettare investimento e soprattutto gli obiettivi di risparmio sono elementi importanti che il consulente può aiutare a decifrare e valorizzare. Facciamo parte poi del Gruppo Generali e questo significa che il concetto di protezione viene prima di ogni altra cosa. Bisogna sempre avere molta accortezza nella gestione del rischio, comprendendo le scelte più opportune nella gestione e le prospettive di ritorno dalle decisioni che si prendono.

Parliamo di ingredienti per la ripresa del Paese, quali le priorità secondo lei?

Qui bisogna guardare sia al lato della domanda che al lato dell’offerta.

Partiamo dal mondo dell’offerta e quindi dalle imprese che hanno bisogno di liquidità ed è quello che si è cercato di fare anche se poi spesso ci si perde un po’ nella burocrazia, dopo di che il mondo dell’impresa ha bisogno di futuro.

In alcuni casi il gap di fatturato che non sarà circoscritto a un paio di mesi, ma sarà più di medio termine dovuto anche alle giuste norme di sicurezza introdotte, in quel caso quel  gap di produzione in qualche modo va colmato e probabilmente anche in parte a fondo perduto, dopo di che il problema del nostro sistema è che le imprese sono sotto capitalizzate, sono strutturalmente sottocapitalizzate, noi siamo forse l’economia in Europa con il più grande contributo di piccole e piccolissime medie aziende sul 65% dell’economia e con il minor peso delle aziende quotate quindi in qualche modo bisogna lavorare sul livello di indebitamento di queste aziende in alcuni casi convertendolo in capitale a rischio e credo che questo sia uno sforzo che alcune agenzie governative stanno cercando di andare incontro. Detto questo quindi dividerei in tre le priorità: prima la liquidità, secondo il cosiddetto output gap, capire come gestirlo in termini di sgravi fiscali o di contributi a fondo perduto e il terzo è la struttura finanziaria delle aziende con l’esigenza anche di capitale a rischio.

Sul fronte della domanda è un pò più complicato, sono sostanzialmente due gli aspetti che bisogna tenere in considerazione, uno è quello che a mio avviso ha maggiore impatto di medio periodo sui consumi che è la fiducia del risparmiatore e del consumatore e questa la si governa con la coerenza della comunicazione, la sistematicità e il vedere futuro, questo è forse il problema più grosso che abbiamo in questo momento nel nostro Paese.

Se guardiamo invece ai consumi, tolti quelli primari, tutti i consumi più voluttuali o beni durevoli devono essere in qualche modo incentivati difficilmente oggi con l’incertezza che c’è e con la crisi di fiducia e di prospettiva nel futuro, il risparmiatore medio decide di cambiare la macchina o di ammodernare la casa, molto bene gli incentivi in questo senso che sono stati introdotti dal Governo.

Il tema vero sotto il profilo della politica economica e che ci debba essere un giusto equilibrio tra soluzioni di breve, a pioggia, un pò per un tema di equilibrio sociale e quello che deve essere la visione politica del domani e del futuro.

Vedo tanta attenzione, che non vuol dire risultato positivo, sul breve e manca ancora la visione politica del dopo domani, che deve essere incentrato su un concetto di crescita sostenibile e qui per esempio il primo elemento su cui mi focalizzerei è il lavoro perché un paese senza lavoro non è un paese sostenibile e soprattutto sul lavoro dei giovani.

Siamo entrati in questa crisi con circa il 30% di disoccupazione giovanile oggi non mi stupirei se fossimo al 50, qualsiasi provvedimento atto anche a fondo perduto, anzi soprattutto a fondo perduto per incentivare l’inserimento nelle aziende di giovani sicuramente agevolerebbe sia sulla fiducia che sulla produttività, ricordiamo per altro che i giovani sono quelli meno esposti al rischio covid.

 

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