Meda (Banor): " Cosa c'è dietro la strana euforia delle borse"

Angelo Meda, Responsabile Azionario Banor SIM interviene a “Sos Investire”, il format web del nostro Gruppo che cerca di accompagnare noi tutti e in particolare le persone attente al mondo della finanzza e dell’economia in questo viaggio complesso verso la Fase 2 della pandemia.  


I mercato azionari di tutto il mondo hanno recuperato in media più della metà delle perdite di marzo. Addirittura negli Stati Uniti Wall Street sembra non curarsi delle terribili prospettive del Pil. Come mai? Sos Investire ne ha parlato con Angelo Meda, Responsabile Azionario Banor SIM
“I dati che adesso vediamo sul pil, sulla disoccupazione sono con lo specchietto retrovisore ci fanno vedere quello che è successo nelle settimane scorse, il mercato è molto più focalizzato da un lato sull’andamento delle grandi società tecnologiche, ieri abbiamo avuto google che sta spingendo da sola l’indice americano di mezzo punto, ma soprattutto dalle notizie su una possibile uscita dalla pandemia. Si è ad esempio data molta rilevanza al nuovo farmaco della Gilead che sembra avere dei buoni risultati in base ad uno studio indipendente. Ecco, per i mercati è molto più importante vedere una via di uscita da questa crisi che avere notizie negative sull’ andamento del Pil trascorso. La borsa anticipa sempre dai tre ai sei mesi l’andamento dell’economia reale, quindi vedere un recupero adesso significa che il mercato si aspetta per i prossimi tre, sei mesi già un’uscita dalla crisi che abbiamo avuto a causa del coronavirus. Bisognerà poi vedere se il mercato avrà ragione, il mercato ci sta dicendo questo, la scienza e comunque il mondo reale ci dirà dove andiamo”.

Partiamo dallo studio sul farmaco Gilead…
Si c’è uno studio ufficiale, dove sono stati comparati pazienti a cui veniva dato il farmaco e altri pazienti a cui veniva un placebo, una pillola che non aveva nessun effetto.  Si è verificato che nei pazienti, che per 10 giorni hanno preso questo farmaco c’era un miglioramento nelle condizioni fisiche rispetto a quelli che hanno preso nello stesso periodo il placebo, adesso verrà fatto un ulteriore studio riducendo da 10 a 5 giorni il tempo di somministrazione del farmaco, i risultati hanno detto usciranno alla fine del mese di maggio e quello sarebbe un  primo passaggio per arrivare ad una cura, non è il vaccino, però si inizia già ad avere un piccolo avanzamento.I  mercati sono molti sensibili a queste notizie,  era già successo 10 giorni fa con una salita del 3% sulla notizia di un possibile arrivo del vaccino.
 
Si può parlare di una ripresa a U o a V, cosa ne pensa?
Secondo me lo scenario più probabile sarà la W, tra la V una ripresa veloce e la U è possibile che ci sia un W. Una ripresa quindi magari rapida seguita da un nuovo leggero calo magari per una seconda pandemia e poi un’ulteriore ripresa. Bisogna ricordare che adesso l’economia mondiale, almeno quella Americana e quella Europea sono totalmente ferme, quindi ci saranno effetti di secondo livello, pensiamo anche al prezzo del petrolio calato così tanto, che farà calare gli investimenti e farà calare il fatturato delle imprese legate al petrolio, quindi ci sarà sicuramente una fase di assestamento durante l’estate per cui alcuni settori rallenteranno, altri accelereranno. Una ripresa a V in questo momento è difficile da vedere e non la sta scontando il mercato. Il mercato si posiziona più tra il W e la U e quindi ancora qualche mese di difficoltà, una ripresa veloce per poi avere qualche su e giù, per ritornare però poi ad una economia forte nel 2021 e soprattutto nel 22. Il motivo per cui i sentiment sta riaprocciando i 3000 punti è che si rivede l’utile dello scorso anno da qualche parte tra il 2021 e il 2022.
 
Tanta liquidità immessa dalle banche centrali sui mercati dovrebbe generare dell’inflazione che abbatterebbe inmplicitamente il debito Ma questa inflazione riusciremmo poi a recuperarla?
 
Tutti i manuali di economia che abbiamo studiato fino ad ora ci dicono che il denaro, che è stato stampato e immesso nel sistema, deve creare a un certo punto inflazione. E’ sucesso negli anni 80, ma non si è ripetuto in questa decade o comunque non tra il 2015 e 2020, anni del quantitative easing per aree geografiche. Non si è sviluppata probabilmente perchè il sistema bancario non ha avuto la stessa velocità di trasmissione, viste le crisi che abbiamo avuto nel sud dell’Europa, e comunque vista la regolamentazione che è stata molto più stringente. La differenza in questo caso è che stavolta la Bce, oltre a fare i suoi acquisti, ha anche detto alle banche o comunque ha modificato la regolamentazione dicendo i soldi alle imprese e alle famiglie le dovete comunque dare, ha sospeso le regole di Basilea, gli accantonamenti, i principi contabili affinchè le banche prestino questi soldi. Nell’arco di qualche hanno l’inflazione tornerà, ma da qui alla fine dell’anno o da qui all’anno prossimo è difficile che andremo tanto sopra l’1% sia per motivi esogeni, quindi il prezzo del petrolio, sia perchè la capacità produttiva nel sistema è ancora in eccesso. Serviranno delle situazioni più strutturali quindi per riportare la produzione ai livelli consueti nei paesi occidentali, cosa che stava avvenendo prima e che probabilmente accellererà ancora dopo tutti questi problemi. Tante società che ho sentito che si sono trovate in difficoltà in questa fase perchè avevano la produzione per la maggior parte in Cina, e allo scoppio della crisi, a gennaio e fabbraio, hanno visto chiudere il paese e questo potrebbe essere un’ulteriore spinta a riportare le produzioni nei paesi dove poi vengono vendute le merci. Questo ovviamente comporterebbe un costo di produzione maggiore, per cui un po’ di inflazione sulle merci è probabile che ci sia, ma non sono trend che avvengono nell’arco di mesi, sono più trend che si vedranno tra il 22-23 quando si spera saremo usciti dai problemi congiuturali di questa pandemia e andremo più verso le motivazioni strutturali.
 
Quali sono i temi di investimenti favoriti dal contesto epidemico?
 
Banalmente tutto quello che è commercio online, pubblicità online, smartworking, le varie piattaforme tipo Zoom, Google Hangout, Microsoft Teams, il Cloud sono i vincenti nel futuro.
Questa pandemia sta solo accelerando quelli che erano i trend già in atto, bisogna però sempre incrociare con il prezzo dei titoli con tutto quello che è già scontato. Fino a due giorni fa abbiamo visto che i vincenti erano quelli del passato, quindi Google, Facebook, Amazon, Netflix erano tutte società che andavano bene prima, che sono andate bene durante la crisi e che nell’ultimo mese hanno nettamente sovraperformato il mercato. Un colosso come Amazon era già positivo del 30% dall’inizio dell’anno quindi si parla di centinaia di miliardi di dollari. Negli ultimi giorni si è iniziata a vedere quella che è la rotazione settoriale quindi sono tornati acquisti sui bancari, sui società dell’auto, sull’acciaio, tutte società che sono state penalizzate dalla crisi e che registreranno ancora perdite nei prossimi trimestri, quindi bisogna sempre bilanciare le due cose. I vincenti probabilmente degli ultimi anni saranno anche i vincenti del futuro. Restando sui grandi, tutti stiamo utilizzando sempre di più i telefoni quindi Apple, utilizzeremo Google per le ricerche, tutto quello che andiamo a vedere, stiamo utilizzando di più Netflix, Amazon, compriamo sempre di più online quindi i colossi della tecnologia continueranno ad andar bene.
Tutte le altre società che magari noi non conosciamo più di tanto - Adobe, Autodesk, Shopify - magari non ci dicono nulla, ma sono società che capitalizzano 50 o 100 miliardi di dollari che hanno fatto molto bene quotano forse a multipli adesso un po troppo esagerati, quindi andando a cercare anche nelle società più cicliche c’è valore.
 
Qual è lo strumento finanziario che si adatta meglio in questa fase per cogliere gli spunti di ripresa?
 
Non voglio portare l’acqua al mio mulino, nel senso che dire che la gestione attiva è quella vincente potrebbe sembrare un’affermazione ovvia ma.. la faccio.  Considerate però che un ETF sullo S&P 500, in questo momento, è molto concentrato sui titoli che dicevamo prima, il 23% del peso è in 5 titoli, quindi quando si compra un ETF si sta comprando un qualcosa di ben definito, bisogna tenerlo presente. Quando vado a comprare l’S&P 500 vado a comprare molta tecnologia, quando vado a compare un ETF sull’Italia vado a comprare molte banche e molta energia. Mettiamola così: diciamo che non è la gestione attiva magari l’unica vincente, anche l’ ETF può sicuramente far bene ma bisogna sapere cosa comprare. Non c’è solo l’azionario, c’è l’azionario settoriale e c’è l’azionario geografico bisogna essere consapevoli di quello che si investe. Ci si può affidare a dei gestori, che si spera sappiano navigare in questo mondo sempre più variegato, oppure non comprare semplicemente un ETF pensando che sia azionario in generale, ogni ETF, ogni indice azionario ha le sue caratteristiche, ha il suo grado di rischio, bisogna conoscerlo. Come dicevo l’ultima volta in cui 5 titoli pesavano più del 20% era stato febbraio del 2000, poi è successo quello che sappiamo, per cui attenzione sempre a quello che si fa.

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