L'intervistato del 21 maggio

Picone (Moneyfarm) a Sos Investire: "Il digitale e l'umano insieme sui mercati"

Parla il responsabile business development di Moneyfarm, Sebastiano Picone: il comportamento degli investitori, le prospettive dei mercati, la volatilità e le opportunità d'espansione del business.

 
 
Parliamo di quello che è il fai da te sui mercati finanziari. C’è stato un boom nelle negoziazioni dirette di borsa. Quanto di questo boom rimarrà ora che il lockdown è alle spalle e la volatilità si sta placando?
 
Le rispondo, ma premetto che la nostra piattaforma è una piattaforma di consulenza molto lontana dal fai da te e dal trading on line, quindi sono servizi e logiche completamente diversi.  Per quanto riguarda la dimensione delle piattaforme di trading e fai da te di quell’attività si è visto un boom enorme. Il boom del trading va letto in una logica emotiva molto legata alla volatilità di mercato, abbiamo visto che la volatilità a febbraio è schizzata ai massimi storici, ora sta lentamente scendendo, questo per dire che la psicologia del trader, dell’investitore fai da te è spinta dalla possibilità di ottenere delle opportunità e come sappiamo più volatilità c’è sui mercati, più sali e scendi, più la magnitudo dell’occasione è ampia.
E dunque, che accadrà?
Credo che fisiologicamente, lasciando da parte il lockdown che secondo me non c’entra particolarmente, con l’abbassamento della volatilità che già abbiamo visto, nelle prossime settimane e mesi ovviamente l’attività del trading fai da te sarà molto molto ridotta. Per tornare a quello che abbiamo visto invece noi in termine di interesse sugli investimenti, noi abbiamo una massa di cliente già abbastanza importante. Siamo una realtà che è nata 8 anni fa, siamo molto giovani sul mercato, operiamo in tre country (Inghilterra, Italia e Germania) con circa 50 mila clienti suddivisi sulle tre country, circa 1 miliardo di asset under management, sono numeri che possono essere un campione rappresentativo di un sottosegmento di investitori, ovviamente non di tutti. In questi mesi c’è stata una buona notizia da questo punto di vista, per il comportamento che hanno avuto gli investitori con noi. Rispetto agli anni passati – e posso ben dirlo io che in Moneyfarm ci sono dall’inizio, quindi ho parlato con tanti clienti soprattutto all’inizio - c’è stata una crescita nella maturità dell’investitore, il quale si rende conto che con una  strategia adeguata, quindi molto diversificata e con diligenza dietro questa strategia quindi con delle regole di investimento si riesce a navigare anche in momenti del genere. Ovviamente c’è la preoccupazione, c’è l’emotività, abbiamo notato che però l’emotività stavolta si è concretizzata in numeri di disinvestimenti che sono stati veramente ridotti.
 
Parliamo di intelligenza artificiale e mercato, qual è la sintesi che vi sentite di dare su questa doppia anima con cui il mercato procede?
Faccio una precisazione noi di intelligenza artificiale ne abbiamo, ma non applicata alle scelte di investimento, le scelte di investimento nelle nostre linee, che poi compongono le gestioni patrimoniali, sono fatte da gestori umani, un team di asset allocation che lavora ogni giorno su questo.  Come tutti fondi di gestione abbiamo i nostri modelli per la valutazione dei dati macro economici per darci dei segnali, però poi le scelte di investimento sono prese a livello collegiale dal comitato di investimento. Non c’è una macchina che fa acquisti e vendite, c’è un team di asset allocation che controlla e poi fa degli acquisti e vendite in base alla nostra visione. C’è un elemento importante di tecnologia, in quella che è la profilazione del rischio del cliente, quando il cliente ci sceglie la prima cosa che si fa è la profilazione, il classico profilo di rischio, che ci serve a dare delle metriche, e qui arriviamo all’intelligenza artificiale, al nostro motore di generazione del consiglio che non gli crea l’investimento, ma in base alle caratteristiche di ciascuno in termini di sopportazione del rischio, di orizzonte temporale e di somma da investire, indirizza sulla linea più adatta alla tue esigenze, e si sostituisce a quello che una volta magari faceva il tuo consulente finanziario.
E invece il robot-advisor?
Il robot advisor puro applica questo stesso modello ma il cliente non ha la possibilità di avere un contatto umano.  Nel corso di questa esperienza di 8, 9 anni una delle cose che abbiamo imparato, è cosa realmente serve al cliente, e al cliente serve - oltre a questo modello che funziona - anche una componente umana, la competenza del nostro consulente in carne ed ossa. Questo è il distinguo tra il robot advisor puro dove tu non hai la possibilità di avere un contatto umano e il modello ibrido, che di fatto è l’asset competitivo che ci distingue rispetto agli altri, dove il cliente in qualsiasi momento può, al di la di utilizzare la piattaforma, contattare il proprio consulente attraverso vari canali. Stiamo parlando di multi canalità, attraverso il telefono, chat integrata al sito e mail. Il consulente dà una mano nelle scelte di investimento, può indirizzare il cliente su una linea piuttosto che un’altra ma sempre rimanendo fedele a quelli che sono i consigli della piattaforma che comunque non è algo-trading, gli investimenti li scelgono i gestori che abbiamo nella sede di Londra che fanno quello tutto il giorno.
 
Spiegaci meglio l’accordo con Poste in cosa consiste
 
La partnership vera e propria, quindi la distribuzione del servizio ai clienti Poste, è iniziata a fine anno, quindi a dicembre 2019. Da un punto di vista tecnologico c’è l’integrazione delle due piattaforme, ovvero Poste consente ai suoi clienti di poter accedere a un servizio co-brandizzato dove di fatto le linee di gestione sono le nostre, sul mondo Poste ci sono le stesse nostre linee però ci sono due linee particolari per le esigenze dei clienti Poste: cioè la distribuzione dei profili di rischio di Poste può essere diversa rispetto a quella di Money Farm. Un servizio che consente al correntista o librettista Poste, senza mai uscire da proprio online banking, di poter sottoscrivere una linea di gestione di Money farm: e anche qui il modello è ibrido perchè il potenziale cliente o il cliente di quello che si chiama Poste Future Investimenti può entrare in contatto con l’assistenza qualificata del team di Poste.
 
 
Quindi un integrazione profonda, diciamo che siete il vero motore
 
Una partnership che ci ha consentito di mettere sul campo tutti i moduli della nostra catena del valore partendo dalla tecnologia, fino alla gestione, la profilazione del rischio e il supporto del cliente, sia direttamente che mettendo insieme le nostre competenze e le competenze del mondo Poste che oggi sta attraversando un grande percorso di innovazione che lo ha molto spinto sull’innovazione dei propri servizi.
 
In Money Farm, lei è stato anche head of investement advisor: qual è la sua previsione sulla ripresa dei mercati, e quale la vostra visione aziendale?
 
Personalmente vedo due scenari opposti digitali, perché adesso di fatto i mercati stanno  guardando solamente a due cose e a una terza ma in maniera superficiale: innanzitutto stanno seguendo le notizie sul vaccino, e le previsioni su quella che potrebbe essere una seconda ondata.
Secondo me queste due variabili che portano i mercati a vedere due scenari: una ripartenza verso la fine del 2020 e l’inizio del 2021, e stiamo parlando di Gdp globale, nel caso in cui ci fossero buone notizie dalla ricerca su un vaccino, e quindi senza seconda ondata, e questo scenario ci riporta a una ripartenza a U perché stiamo parlando di un primo semestre dove il GdP globale continuerà a scendere, per forza di cose, e questo secondo me può essere uno scenario positivo, che oggi i mercati stanno scontando perchè anticipano quello che può essere il sottostante.
L’alternativa potrebbe essere quella di avere una seconda ondata nel prossimo autunno-inverno, e quindi avere nuovi problemi e nuova volatilità, sui listini probabilmente si andrebbe di nuovo a soffrire nel caso in cui non fossimo pronti con i vaccini, cosa che posticiperebbe la ripresa del Gdp.
E la terza ipotesi?
Riguarda la consistenza dell’intervento dell’Unione Europea, come e quando il Recovery found sarà implentato e quali saranno i vincoli di bilancio se richiesti a chi ne usufruisce, vedi l’Italia o Spagna, come sarà finanziato. Gli ottimisti possono vedere una prova di maturità dell’Europa se ci sarà qualche forma di mutualizzazione del debito.
E voi come vi preparate?
All’interno di Money Farm continuiamo a monitorare la situazione, ma intanto sui portafogli - ed è un percorso già iniziato alla fine dell’anno scorso - sottopesiamo tutte quelle che sono le asset class rischiose dell’equity, ma soprattutto un sottopeso importante del comparto Hi Yeld dell’obbligazionario e di tutto quello che ha a che fare con gli emergenti; nel frattempo abbiamo dato attenzione agli elementi di grossa diversificazione nei momenti di alta volatilità, vedi l’oro e vedi la parte governativa del debito, che oggi negli ultimi due mesi hanno dato un contributo importantissimo in termini di riduzione della volatilità e di apporto di diversificazione all’interno portafogli.
Dove state indirizzando la vostra crescita di business?
Noi oggi abbiamo tre pesi e due linee di business. Quella più basica è il B to C, quando cioè il cliente viene direttamente da noi, sottoscrive il servizio con noi e… lì ci può essere anche un’altro filone, che è quello di aumentare i prodotti che andiamo ad offrire al cliente, oggi un prodotto a mercato, in futuro non lo sappiamo. Questo è un business assolutamente scalabile perché va avanti ormai con una  grossa maturità, è un business maturo che quindi è solido per la realtà aziendale che siamo. Dall’altra parte ci sono gli altri due Paesi che hanno entrambi un B to C e poi la collaborazione con Allianz. Oggi inoltre è il momento di investire tanto sulla partnership con Poste. Insomma, le opportunità sul tavolo sono tante, c’è molto spazio per poterci lavorare e avere delle soddisfazioni con le scelte giuste. In generale, sono molto convinto di questa evoluzione dei servizi finanziari, poi vediamo che anche le banche stanno attraversando questa fase, dove la tecnologia non ti serve per sostituire la parte umana, è fondamentale ma a integrarlo e alleggerirne l’impegno in quelle attività dove il valore è scarso, quindi automatizziamo i processi che vanno automatizzati: il capitale umano è meglio spenderlo dove c’è più valore.

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