L’intelligenza artificiale sta ridisegnando anche la geografia delle valutazioni di Borsa. Per anni il mercato tecnologico cinese è stato associato a uno sconto rispetto a Wall Street; oggi, almeno nei segmenti più esposti all’intelligenza artificiale, ai chip e alla robotica, la fotografia è quasi capovolta. La nuova corsa degli investitori ha portato alcune valutazioni a livelli eccezionali, alimentate insieme dalle aspettative sulla crescita e dalla convinzione che Pechino sia pronta a sostenere una sfida tecnologica sempre più diretta con gli Stati Uniti.
Shanghai corre, e i multipli superano il Nasdaq
Il segnale più evidente arriva dallo STAR 50, l’indice delle maggiori società del listino tecnologico di Shanghai: dall’inizio dell’anno ha guadagnato circa il 29%, contro lo 0,9% del CSI 300, secondo il Financial Times. Ancora più marcata è la distanza sulle valutazioni: il rapporto prezzo-utili dell’indice supera 150 volte, contro circa 35 volte per il Nasdaq 100. Un divario che fotografa quanto capitale stia inseguendo la nuova generazione del tech cinese, anche dopo le recenti correzioni dei corsi azionari.
Dai chip ai robot, il capitale segue la strategia di Pechino
La concentrazione maggiore si osserva nei semiconduttori, nell’AI e nella robotica, settori che Pechino considera centrali per ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere e rispondere alle restrizioni occidentali sull’export. Nell’ultimo anno le principali Borse cinesi hanno inoltre allentato alcuni requisiti per consentire la quotazione di imprese non ancora redditizie ma attive in tecnologie strategiche. Più della metà delle IPO nella Cina continentale del 2026 riguarda tecnologia o industria; a Hong Kong la quota raggiunge il 77%. Le società sbarcate a Shanghai quest’anno presentano in media multipli di 268 volte gli utili e 43 volte i ricavi, contro rispettivamente 67 e 22 volte per quelle quotate nel 2025, secondo il Financial Times.
Unitree, il simbolo della febbre per la nuova tecnologia
Il caso più spettacolare è quello di Unitree, produttore di robot umanoidi diventato uno dei simboli dell’ambizione tecnologica cinese. La sua offerta da circa 900 milioni di dollari a Shanghai è stata richiesta dagli investitori retail oltre 8.000 volte; quasi dieci milioni di risparmiatori hanno presentato ordini, secondo Reuters Breakingviews. A una valutazione intorno ai 9 miliardi di dollari, Reuters calcola un multiplo pari a circa 118 volte gli utili annualizzati, mentre la stessa società riconosce che le applicazioni commerciali su larga scala dei suoi robot sono ancora limitate. È proprio questa distanza tra aspettative future e risultati attuali a rappresentare uno dei punti più delicati del rally.
Il risparmio cinese cerca una nuova destinazione
Dietro la corsa non c’è soltanto la tecnologia. Dopo la lunga crisi immobiliare, una parte del risparmio domestico cinese è alla ricerca di nuovi sbocchi e il mercato azionario può diventare uno dei canali attraverso cui finanziare le imprese strategiche del Paese. Reuters segnala che sullo STAR Market i titoli con doppia quotazione a Shanghai e Hong Kong presentavano a luglio un multiplo medio prospettico di 109 volte gli utili sul mercato continentale, contro 29 volte a Hong Kong. Anche DeepSeek, secondo i calcoli di Reuters Breakingviews basati sui ricavi annualizzati disponibili, avrebbe puntato a una valutazione equivalente a circa 148 volte le vendite, contro circa 30 volte attribuite ad Anthropic nello stesso confronto. Il rischio è evidente: più salgono i prezzi, più la crescita futura dovrà essere straordinaria per trasformare la scommessa sull’AI in utili capaci di giustificarli.

