Bce, tassi fermi ma settembre resta decisivo: cosa prevedono gli analisti

La Bce preme il tasto “pausa”, ma il percorso sui tassi resta tutt’altro che definito. Dopo il rialzo di giugno, il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro, preferendo attendere nuovi segnali dall’economia. Sul tavolo pesano ancora le incognite legate ai prezzi dell’energia, all’inflazione e alla crescita dell’Eurozona, elementi che potrebbero orientare le prossime decisioni di Francoforte. Ecco cosa ne pensano analisti e gestori di alcune società di gestione.

“Dopo il rialzo dei tassi di giugno, oggi la Bce ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento, ma ha lasciato ampiamente aperta la porta a un ulteriore aumento del tasso sui depositi a settembre. I rischi per l’inflazione futura restano orientati al rialzo, in particolare poiché l’impatto inflazionistico complessivo dello shock energetico sull’inflazione non si è ancora manifestato pienamente”, ha dichiarato Ulrike Kastens, senior economist, DWS.

“La riacutizzazione delle tensioni in Medio Oriente ha fatto risalire i prezzi del petrolio, aumentando il rischio di un’ulteriore crescita dell’inflazione. Anche l’economia dell’Eurozona si è dimostrata a sorpresa resiliente, mentre il pacchetto di stimolo fiscale della Germania dovrebbe fornire un ulteriore sostegno alla crescita nei prossimi mesi. Alla luce di questi fattori, ci aspettiamo che la Bce aumenti i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali a settembre”, ha dichiarato Tina Fong, economist, strategist, Schroders. “La conferenza stampa di Lagarde ha confermato che Francoforte resta dipendente dai dati, ma ha anche evidenziato come il protrarsi dello shock energetico e l’eventuale comparsa di effetti di secondo livello potrebbero riportare al centro del dibattito un ulteriore inasprimento della politica monetaria”, ha aggiunto Maximilian Wienke, market analyst di eToro.

E’ dello stesso avviso anche Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro investing di Goldman Sachs Asset Management, secondo cui un aumento dei tassi a settembre rappresenta lo scenario di base più plausibile, alla luce della crescente enfasi posta dalla Bce sui rischi al rialzo per l’inflazione in seguito alla riacutizzazione del conflitto in Medio Oriente e alle conseguenti preoccupazioni per gli effetti di secondo livello. Vi è margine per un ulteriore rialzo nel corso dell’anno qualora i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati. “L’approccio ribadito dalla BCE resta quello consueto: data dependent e meeting by meeting. Infine, Lagarde ha affermato che resterà alla guida della BCE fino al 2027. I mercati prezzano un rialzo dei tassi di 25 pb a settembre e uno a dicembre”, ha aggiunto Donatella Principe, head of global strategy di Intermonte.

Anche Sandra Rhouma, european economist di AllianceBernstein, concorda con il mercato sul rialzo dei tassi a settembre. Anche la presidente Lagarde ha implicitamente confermato l’aumento, riconoscendo che la funzione di reazione della Bce è «molto ben compresa dal mercato». Tuttavia, allo stato attuale, le prospettive non giustificano tassi più elevati per un periodo prolungato. 

Secondo Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, un allentamento delle tensioni potrebbe dare alla BCE il margine di manovra necessario per mantenere i tassi invariati per il resto dell’anno, poiché finora sono scarsi i segnali di quel tipo di effetti di secondo round che potrebbero rendere permanente la fiammata inflazionistica.

Per Andrew Jackson, head of investments di Vontobel, lo scenario di un taglio dei tassi a settembre è altamente probabile, mentre la prospettiva di ulteriori rialzi nei mesi successivi appare molto meno solida. “Finché rimarranno assenti gli effetti di secondo round sull’inflazione — in particolare una crescita salariale più robusta — e i beni cinesi come veicoli elettrici e pannelli solari continueranno a esercitare una pressione ribassista sui prezzi nei mercati europei, le ragioni per spingere i tassi ulteriormente in territorio restrittivo appaiono limitate”, ha dichiarato Jackson.

Per quanto riguarda le opportunità di investimento, gli esperti di Pimco mantengono una visione positiva sui titoli di Stato dei Paesi periferici, principalmente attraverso esposizioni liquide come quelle verso Italia e Spagna. Inoltre, ritengono che le obbligazioni dell’Unione europea rappresentino una fonte interessante di rendimento (carry) di elevata qualità da inserire nei portafogli.

Condividi articolo:

Popolari

Gli articoli giorno per giorno

Altri articoli
Correlati