Non è piaciuta – tra i piccoli investitori e non solo – la mossa di Mediobanca di modificare una delle condizioni chiave dell’Opa lanciata su Banca Generali. Loperazione non prevede più un accordo vincolante già definito tra Mediobanca, Generali e Banca Generali – che avrebbe garantito agli investitori la certezza di un’intesa solida fin dall’avvio – ma soltanto un term sheet tra Mediobanca e Generali. Un documento preliminare che lascia a Banca Generali la possibilità di aderire in un secondo momento.
In attesa della reazione della Borsa, nelle sale operative iniziano a emergere perplessità. Secondo alcuni analisti, Consob potrebbe intervenire per chiedere ulteriori chiarimenti. Intanto, secondo quanto appreso da Adnkronos, le associazioni dei piccoli azionisti si starebbero organizzando per scendere in campo e far sentire la propria voce.
Nel mirino c’è il fatto che la firma dell’intesa strategica potrà avvenire entro il penultimo giorno del periodo di adesione all’Opa, ovvero quando gli azionisti avranno già dovuto decidere se partecipare all’offerta. Una dinamica che riapre il dibattito sulla trasparenza: viene infatti richiamata, da più parti, una comunicazione Consob del 27 febbraio 1999, ancora formalmente in vigore, che specifica come ogni comunicazione in un’Opa debba costituire una manifestazione di volontà chiara, non subordinata a eventi futuri incerti.
Il nodo centrale, secondo un esperto legale che ha preferito restare anonimo, è proprio questo: gli azionisti dovrebbero scegliere se aderire all’offerta senza conoscere i termini definitivi dell’accordo con Generali e senza alcuna certezza che Banca Generali sia realmente coinvolta. Al momento, osservano alcuni addetti ai lavori, non risulterebbero precedenti recenti in cui sia stata ammessa come condizione di efficacia dell’Opa una semplice lettera di intenti o un term sheet non vincolante, soprattutto se firmati dopo l’avvio dell’offerta stessa.

