Inflazione Usa: ancora nessun impatto dai dazi, ma cresce l’attenzione sull’occupazione

Il commento di Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, fotografa un’economia statunitense in cui l’inflazione resta stabile e i dazi imposti dall’amministrazione Trump non hanno ancora lasciato un segno evidente sui prezzi al consumo. I dati CPI di luglio, in linea con le attese, si muovono ancora in un range compreso tra il 2,5% e il 3% annuo, con pressioni inflazionistiche che provengono soprattutto dai servizi di base e non dai beni essenziali. Questo quadro si inserisce in un momento cruciale per la Federal Reserve, che a settembre dovrà decidere la prossima mossa di politica monetaria sulla base dei dati in arrivo su inflazione e occupazione.

Come già accaduto a giugno, si intravedono segnali marginali di traslazione delle tariffe sui beni essenziali, ma il loro peso nel paniere rimane trascurabile. È invece il comparto dei servizi di base a spingere la dinamica inflattiva, confermandosi il principale motore di crescita dei prezzi.

Se ci si attendeva che fossero i beni essenziali – direttamente colpiti dalle tariffe imposte – a mostrare i primi rialzi, la spinta arriva invece dai servizi. Nel dettaglio, i beni alimentari restano stabili su base mensile, mentre l’energia segna una flessione dell’1,1%. Sul fronte “core”, i servizi crescono dello 0,4% mese su mese (il dato più alto da febbraio), trainati dall’assistenza medica (+0,8%) e dai trasporti (+0,8%). I beni essenziali registrano un +0,2%, senza particolari segnali di pressione. Forte accelerazione per arredamento e accessori per la casa (+0,7%) e per i servizi ricreativi (+0,4%), che già a giugno avevano segnato incrementi significativi.

Durante la riunione di politica monetaria di luglio, Jerome Powell ha legato la decisione del meeting di settembre ai dati in arrivo su inflazione e salari non agricoli. I numeri di luglio sul mercato del lavoro hanno rafforzato l’ipotesi di un possibile aumento del tasso di disoccupazione. L’inflazione pubblicata ieri mostra ancora pressioni, ma non per effetto diretto dei dazi: il rafforzamento nei servizi segnala che le spinte inflattive persistono nell’economia americana, anche a prescindere dalle misure tariffarie.

Sul fronte commerciale, a giugno le entrate da dazi doganali sono state pari a circa 27 miliardi di dollari, a fronte di importazioni per 265 miliardi: un tasso tariffario effettivo di circa il 10%. Qualcuno dovrà assorbirne il costo. Per ora, i prezzi delle importazioni restano stabili, il dollaro si è leggermente indebolito da aprile e gli esportatori non sembrano concedere sconti. Se l’inflazione non ne risente, il peso potrebbe ricadere sui margini aziendali, inducendo le imprese a tagliare l’occupazione: un ulteriore elemento di rischio per il raggiungimento della piena occupazione.

Principali dati macro USA – Inflazione (CPI, luglio)

  • Totale: +2,7% a/a | +0,2% m/m | media 3 mesi annualizzata: 2,3%
  • Core: +3,0% a/a | +0,3% m/m | media 3 mesi annualizzata: 2,8%
  • Supercore: +3,3% a/a | +0,5% m/m | media 3 mesi annualizzata: 3,0%
  • Energia: -1,3% a/a | -1,1% m/m | media 3 mesi annualizzata: -4,3%
  • Alimentari: +2,9% a/a | 0,0% m/m | media 3 mesi annualizzata: 2,7%

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