Usa: l’ondata di nuove emissioni di Treasury mette alla prova i mercati obbligazionari

Il Tesoro statunitense si prepara a inondare i mercati con nuovi titoli di Stato. Una mossa resa necessaria dal maxi-pacchetto fiscale voluto dall’amministrazione Trump, che intreccia proroghe ai benefici fiscali, nuovi tagli alla spesa, aumenti per la difesa e misure più stringenti in materia di immigrazione. Secondo le stime del Congressional Budget Office (CBO), l’impatto complessivo potrebbe gonfiare il deficit federale di oltre 3.000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.

Gli analisti di T. Rowe Price, in particolare Adam Marden (Portfolio Manager, Multi-Asset and Fixed Income) e Pranay Subedi (Associate Portfolio Manager, Fixed Income), sottolineano che i mercati monetari sembrano in grado di assorbire l’ondata iniziale di Treasury Bill. Tuttavia, avvertono, il vero rischio si presenterà nel momento in cui il Tesoro passerà a collocare titoli con cedola di medio e lungo termine: “Un forte aumento dell’offerta, in un contesto di crescenti preoccupazioni per il livello del debito pubblico, potrebbe alimentare un rialzo sostenuto dei rendimenti a 10 e 30 anni”.

La strategia iniziale: puntare sui Treasury Bill

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiarito che la priorità sarà ricostituire il saldo del Conto Generale del Tesoro (TGA), drenato dai pagamenti fiscali di aprile, puntando su emissioni a brevissima scadenza. Al momento, circa il 20% del debito federale è composto da Treasury Bill: secondo T. Rowe Price, questa quota salirà al 23-25% con le nuove emissioni. Una scelta tattica che permette di sfruttare i tassi relativamente più bassi sul breve, ma che potrebbe aumentare la vulnerabilità del sistema se protratta troppo a lungo. Storicamente, ricorda il Treasury Borrowing Advisory Committee, mantenere oltre il 20% del debito su scadenze brevissime aumenta la volatilità del deficit.

Il vero banco di prova: i titoli con cedola

La fase successiva sarà inevitabilmente quella delle emissioni a medio e lungo termine. E qui si addensano le incognite. Negli ultimi mesi, la liquidità del mercato dei Treasury si è già dimostrata fragile: basti pensare al balzo dei rendimenti dopo l’annuncio dei dazi del 2 aprile. L’arrivo di nuova offerta rischia quindi di accentuare le tensioni, soprattutto sul tratto decennale e trentennale della curva.

Deregolamentazione e stablecoin come paracadute?

L’amministrazione Trump ha avviato un percorso di deregolamentazione bancaria che potrebbe alleggerire i vincoli patrimoniali e rendere più attive le grandi banche sul mercato dei Treasury. La Federal Reserve, a fine giugno, ha avanzato una proposta in tal senso. Inoltre, il nuovo Genius Act – che obbliga le stablecoin a detenere parte delle riserve in titoli del Tesoro – potrebbe garantire una domanda strutturale di Treasury Bill. Eppure, avvertono gli esperti di T. Rowe Price, queste misure non sembrano sufficienti a compensare la forza d’urto del nuovo ciclo di emissioni. Il rischio è che i titoli del Tesoro a lunga scadenza diventino meno efficaci come asset rifugio nei momenti di avversione al rischio, riducendo così il loro tradizionale ruolo di “ammortizzatore” nei portafogli.

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