Nell’attesa del simposio di Jackson Hole e soprattutto del discorso di Jerome Powell, i mercati finanziari hanno attraversato una settimana di relativa calma. L’atteggiamento è stato improntato alla prudenza, con un’Europa in lieve progresso e Wall Street più debole, zavorrata da una correzione dei titoli tecnologici.
A Milano, il FTSE MIB ha chiuso a quota 43.310 punti (+1,54%), sostenuto da performance brillanti come quella di ERG (+6,37%), STMicroelectronics (+6,35%) e Saipem (+5,66%). Più modesti i progressi di Telecom Italia (+0,46%) e Unicredit (+0,35%), mentre Leonardo ha segnato un lieve calo (-0,94%). In generale, il clima positivo si è riflesso anche sull’indice Stoxx Europe 600, che ha archiviato la settimana con un +1,4%. Sul fronte globale, invece, le dinamiche sono state divergenti: l’S&P 500 ha contenuto i danni con un +0,27%, mentre il Nikkei 225 giapponese ha accusato un calo dell’1,86%. Fra le asset class alternative, spiccano il recupero dell’oro (+1,33% a 3.371 dollari l’oncia) e soprattutto il rally del Brent (+3,45% a 67,73 dollari), favorito dalle tensioni geopolitiche.
I protagonisti della settimana: tra exploit e cadute rovinose
La cronaca borsistica ha visto sul podio Dayforce (+30,86%), spinta dall’ipotesi di acquisizione da parte del private equity Thoma Bravo a 70 dollari per azione. Bene anche Vestas (+19,9%), che ha capitalizzato la svolta fiscale americana favorevole al settore eolico, e Novo Nordisk (+11,66%), rinvigorita dal via libera della FDA al farmaco Wegovy e ai progressi nella cura della steatoepatite metabolica. Segnali rassicuranti sono arrivati anche da Palo Alto Networks (+4,96%), che ha sorpreso positivamente con i conti e le guidance 2026, e da UnitedHealth (+1,12%), sostenuta dall’investimento da 1,57 miliardi di dollari targato Berkshire Hathaway. Sul lato opposto, i ribassi più pesanti hanno riguardato WH Smith (-34,23%), travolta dalla revisione delle stime e da errori contabili in Nord America, e CTS Eventim (-16,59%), che paga i costi crescenti e margini inferiori alle attese. Palantir (-10,4%) ha corretto dopo i massimi, frenata da valutazioni giudicate troppo elevate, mentre Alcon (-6,72%) e Walmart (-3,17%) hanno deluso con guidance riviste al ribasso.
Materie prime: il Brent riparte, attesa per il rame
Il comparto energetico resta al centro delle incertezze geopolitiche. Il mercato del petrolio guarda con attenzione all’evoluzione del conflitto in Ucraina, tra ipotesi di nuove sanzioni e tensioni crescenti dopo gli ultimi raid russi. In questo scenario, il Brent è tornato sopra i 67 dollari, mentre il WTI si è riportato a 63,50. Più stabili i metalli industriali, con il rame a Londra fermo attorno ai 9.724 dollari la tonnellata. Gli operatori attendono eventuali revisioni produttive di Codelco dopo l’incidente alla miniera El Teniente. Sul fronte dei preziosi, l’oro ha oscillato intorno ai 3.330 dollari, con gli investitori cauti in vista del simposio di Jackson Hole. Tra i prodotti agricoli, si segnala una timida ripresa tecnica dei cereali a Chicago: il grano dicembre 2025 scambia a 528 centesimi per bushel, il mais a 411 centesimi.
Macroeconomia e crypto: attesa e volatilità
Sul piano macro, la settimana è stata segnata dall’attesa delle parole di Powell. Gli indici americani hanno oscillato in territorio negativo fino a venerdì, quando un improvviso rally è scattato dopo le prime indicazioni del presidente della Fed: un riferimento a possibili aggiustamenti di politica monetaria sulla base dei dati occupazionali ha riacceso le speranze di un taglio dei tassi già a settembre. Meno brillanti le criptovalute, che hanno seguito la scia negativa dei titoli tech. Il Bitcoin ha perso il 4,6%, con deflussi superiori al miliardo di dollari dagli ETF spot, e l’Ethereum è sceso del 4,9% a 4.250 dollari. Peggio ancora XRP (-8,7%) e Solana (-6,45%). Intanto, Michael Saylor torna a chiedere capitali al mercato nonostante i precedenti impegni, segnale delle difficoltà della sua strategia di accumulo.

